Lunedì 5 marzo, nell’antico Refettorio del Convento di San Francesco, a San Miniato, comincia una lunga stagione di repliche per “ANNA FRANK GIOCAVA AL CALCIO? con la straordinaria Erika Casula nelle vesti di Anna Frank. Nello spettacolo la giovane ebrea racconta di se stessa, ma anche di un altro eroe fatto morire dai nazisti: Carlo Castellani, mitico giocatore di calcio degli anni 30.
Lunedì 5 marzo alle ore 10, i ragazzi delle Scuole Medie Sacchetti di San Miniato daranno il via ad una lunga serie di repliche, che porterà lo spettacolo in tutta Italia. Stiamo parlando di “Anna Frank giocava al calcio? Carlo Castellani, bomber dell’Empoli”, un testo di Andrea Mamcini, con Erika Casula, lo stesso Mancini, nei panni del radiocronista e la musica dal vivo di Simone Farinazzo, bravissimo performer padovano.
La protagonista, la giovanissima Erika Casula si presenterà ai ragazzi con la semplicità e l’efficacia tipiche della sua età, raccontando fuori da ogni retorica, le vicende che ancora affliggono l’Italia e gli altri stati occidentali. Già in occasione della prima, avvenuta nello stesso luogo, in molti hanno apprezzato proprio questo: si parla del passato, guardandolo con gli occhi di oggi. È in fondo questo ciò che hanno fatto quegli esaltati che hanno vestito Anna Frank con i panni di una squadra di calcio avversaria. Erika Casula prende il via proprio da lì, e in modo non retorico racconta la sua vicenda e quella di Castellani. Sono due persone morte, come milioni di altri, nei campi di concentramento. Ma la storia raccontata è una vicenda di vita, non è la disperazione che si narra, ma l’esaltazione con cui lo sport riesce spesso a rispondere alla malvagità. Una spettatrice ha raccontato che il momento in cui Castellani, con la sua palla di cuoio, colpisce in testa i soldati nazisti, abbattendoli come birilli, le resterà a lungo nella memoria.
In realtà Castellani e la Frank non si incontrarono: il grande giocatore dell’Empoli, morì a Mathahusen l’11 agosto del 1944, qualche giorno prima della partenza di Anna per Auschwitz, il 3 settembre del 1944. Ma nello spettacolo si racconta appunto il mito, dunque non contano né date, né luoghi, anche se “Anna Frank giocava al calcio?” è sostanzialmente basato su fatti reali.




Fonte: Ufficio Stampa