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Centro estivo del Borghetto, dopo trent'anni tanti chiantigiani scelgono ancora la parrocchia

I cittadini la chiamano ‘attività’, ma in uno spazio aperto e accogliente come quello della Chiesa del Borghetto, che stimola gioco, educazione e relazioni sociali c’è molto di più. C’è il sorriso di centinaia di piccoli tavarnellini e barberinesi uniti dalla gioia di vivere l’estate insieme. C’è l’occasione di darsi tempo, di prendersi cura di se stessi e degli altri, di coltivare interessi e passioni in un ambiente sociale e spirituale, c’è la volontà di porre le basi per il futuro della comunità attraverso il rispetto e lo stare insieme.

“Ricordo bene la spensieratezza e l’amicizia di quel tempo. Le attività ludiche, formative e le gite che, anno dopo anno, sperimentavamo insieme durante le settimane estive, sono state alcune delle mie esperienze più belle trascorse in parrocchia”. Era solo un adolescente quando il primo cittadino, David Baroncelli, si divertiva, dopo la chiusura della scuola, tra i mesi di giugno e luglio, a socializzare con i coetanei, a costruire, creare, a fare anche l’archeologo e condividere momenti educativi e ricreativi, prima in veste di bambino poi nel ruolo di animatore, negli spazi della parrocchia di Santa Lucia di Borghetto. “Don Franco - continua il sindaco - ci permetteva di crescere lungo la strada dell'autonomia e del senso di responsabilità, coinvolgendo anche i più piccoli in attività manuali, culturali, ricreative, il senso di fiducia profondo e serio che ci instillava è un segno che mi sento ancora addosso e che ha contraddistinto la mia infanzia di studente timido e curioso”.

Sono trascorsi trent’anni ma il valore delle prime esperienze di vivere in comunità non è affatto mutato a Tavarnelle, anzi è riuscito a diventare patrimonio collettivo. Nelle pieghe della memoria di tantissimi chiantigiani si annida un cassetto che si apre e racconta il “c’era una volta l’attività di Don Franco”, un ricordo che si lega alla stagione estiva, tra gioco e amicizia, trascorsa al Borghetto con la partecipazione di centinaia di bambini. Il centro estivo di Don Franco, che è stato uno dei precursori di attività multidisciplinari organizzati anche per andare incontro alle famiglie dopo la chiusura delle scuole, è ancora oggi una delle proposte più gettonate dai bambini. “Lo spirito collettivo ed empirico dell’attività – commenta il parroco Don Franco - si è rafforzato come luogo della socialità e della formazione in cui l’esperienza, proposta nei vari ambiti, favorisce lo scambio e l’incontro tra bambini e ragazzi di età diverse”.

Anche l'edizione 2018 è caratterizzata da un'alta partecipazione di bambini. Circa 200 sono i piccoli di età compresa fra i 6 i 13 anni che frequentano l’attività. Grazie alla collaborazione volontaria di una novantina di studenti degli istituti superiori nel ruolo di tutor, i bambini sono guidati nelle attività più diverse. Ogni ambiente, interno ed esterno dell'area, è utilizzato come location per i laboratori e i giochi. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. E' possibile cimentarsi in cucina per la preparazione dei piatti della tradizione, misurarsi con le proprie capacità artigianali nel reparto falegnameria, liberare il genio artistico negli ambienti deputati al teatro e alla danza, apprendere i segreti di una volta nell’atelier dell’uncinetto e del ricamo, sperimentare la costruzione di oggetti nel laboratorio per il ricicloe e l'art attack. Nel giardino prevale il fascino degli antichi mestieri con i ragazzi ventenni che insegnano l'arte di realizzare cesti e gli aspiranti giardinieri che contagiano i più piccoli con la passione per l'orto e il pollice verde. Ogni pomeriggio dalle 15 l’estate del gioco inizia con la preghiera di Don Franco che, da parroco colto e sensibile ai linguaggi della contemporaneità, spazia dalla poesia M’illumino d’immenso di Giacomo Leopardi al canto di una dei brani più amati dai ragazzi, Il Gatto e la Volpe di Eugenio Bennato. Il centro estivo andrà avanti fino alla fine di luglio, con festa conclusiva in programma il 25 luglio, e sarà documentato anche attraverso la pubblicazione di un giornalino, scritto e diretto naturalmente dai ragazzi.

Fonte: Ufficio stampa associato del Chianti fiorentino

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