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Spaziosiena inaugura Forme Instabili, collettiva sull’arte emergente italiana

Forme Instabili, collettiva sull’arte emergente italiana

Forme Instabili, collettiva sull’arte emergente italiana

Sabato 24 novembre 2018, dalle ore 18, Spaziosiena inaugura Forme Instabili, collettiva sull’arte emergente italiana. La mostra arriva ad un anno esatto dall’inaugurazione, in via Fontebranda 5 a Siena, con la prima esposizione dal titolo “Piani sulla cometa”. Da allora si sono succedute tante iniziative di successo. Per questa occasione, in linea con la ricerca delle curatrici Stefania Margiacchi e Alessia Posani, fin dall’inizio attenta alle giovani generazioni, sono stati invitati Guglielmo Castelli (Torino, 1987), Domenico Laterza (Milano, 1988) e Davide Mancini Zanchi (Urbino, 1986). L’apertura è prevista ogni giorno, fino al 27 gennaio 2019, dal lunedì al sabato (orari: 10-13, 16-19), domenica e festivi apertura su appuntamento. L’ingresso è gratuito.

In Forme Instabili i tre artisti attuano processi di decontestualizzazione delle ipotetiche realtà. Isolando elementi d’uso quotidiano o ricostruendo nuovi scenari attraverso dei frammenti del reale, plasmano ed infine trasformano i loro ambienti quotidiani. Si attuano processi di metamorfosi, come nella pratica pittorica di Castelli dove l'evoluzione in oggetto si concretizza dai paesaggi ai corpi, così come anche nella forma della tecnica pittorica. Laterza invece, nel suo lavoro anima gli oggetti lasciando che questi interagiscano e si contaminino tra loro. Infine, Mancini Zanchi rivisita alcuni archetipi dell’arte aprendone i confini verso il valore d’uso, in una dialettica fra la tradizione aulica della storia dell’arte e l’iconografia popolare.

La pittura di Castelli contiene diversi elementi e segni, impercettibili ma sostanziali cambiamenti, processi arcani nei quali prendono vita le metamorfosi delle diverse forme. Disegni e pitture si evolvono lentamente, e la sua ricerca registra questi cambiamenti in atto. Si tratta di lavori ermafroditi, giano bifronte, equilibrati dal caos stesso che li genera, sfumati dalla figurazione all’astratto, come personaggi antropomorfi che si trasformano in paesaggi.
La scultura di Laterza nasce da una gestualità e non da una progettazione. Il suo lavoro muta con fine ironia ed indaga le dinamiche, gli oggetti e i luoghi del quotidiano. La ricerca dell’artista è finalizzata a dare a questi elementi - ibridi che si trovano in uno stato di equilibrio precario tra identità, scultura e ordinario - una nuova vitalità ed una diversa fruizione. Ed è così che, partendo dal conosciuto e dal comune l’opera diventa il mezzo per creare situazioni sinestetiche. La ricerca artistica di Mancini Zanchi, al di fuori di etichette e definizioni, vede il riposizionamento e la reinterpretazione della forma e degli oggetti della quotidianità. La sua pratica, polimorfa e transmediale, lo porta a mutare l’aspetto primigenio della materia e ad analizzarne i suoi aspetti - che si tratti di un tessuto, di un quadro o di una stampella. Un insieme di indagini che tendono a confluire in un'unica linea poetica, flessibile e liquida come la musica jazz.
Guglielmo Castelli (Torino, 1987) vive e lavora a Torino. Ha studiato scenografia teatrale all’Accademia Albertina di Torino.
I suoi lavori sono stati esposti in importanti mostre collettive e personali, quali: 2018, Goodmorning Bambino, Kunstlerhaus Bethanien, Berlino, Recto/Verso 2, Fondation Louis Vuitton, Parigi; 2017, Disegni a cura di L. Silva e J. Mourão, Artissima solo show, Asomatognosia a cura di Treti Galaxie, Sala Reale Stazione Porta Nuova, Torino, 2016, Challenging Beauty. Insights into Italian Contemporary Art presso Parkview Museum, Singapore. Nel 2016 il magazine statunitense Forbes lo inserisce tra i trenta artisti visivi sotto i trent’anni più influenti d’Europa.

Domenico Laterza (Milano 1988) vive e lavora a Milano. Studia prima decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e frequenta poi il biennio specialistico di Scultura. Nel 2014 vince una borsa di studio e si trasferisce a Francoforte per studiare alla HfG (Hochschule für Gestaltung), periodo in cui partecipa a diverse mostre collettive in Germania e in Italia.  Dal 2016 inizia a lavorare a Berlino presso il collettivo artistico Peninsula. Partecipa in oltre alla mostra dei finalisti del Talent Prize presso il museo MACRO di Roma.
Nel 2017 si ristabilisce a Milano e inizia a collaborare con la galleria The Flat di Massimo Carasi con la quale inizia una collaborazione che lo porterà a presentare il suo lavoro presso la Yia art Fair di Bruxelles.

Davide Mancini Zanchi (Urbino, 1986) vive e lavora ad Acqualagna (PU). Diplomato nel 2013 presso l’Accademia delle Belle Arti di Urbino, dal 2011 ha esposto in numerosi spazi privati e musei pubblici per mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. È vincitore di diversi concorsi tra cui il Premio Centro Arti Visive Pescheria, il Premio Lissone, premio specializzato in pittura promosso dal Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, il Premio Città di Treviglio ed è stato tra i finalisti del Club Gamec Prize. Tra il 2014 e il 2015 è ospite della Dena Foundation per una residenza di cinque mesi a Parigi.

Fonte: Ufficio stampa

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