Per la prima volta in Italia due imprenditori a Prato sono stati condannati per 'sfruttamento lavorativo' in base al reato 603-bis del codice penale, la norma contro il caporalato riformata nel novembre 2016. Questo non era mai stato applicato finora a degli imprenditori. E' la prima volta infatti, si spiega dalla Procura, che la condanna colpisce i titolari dell'impresa e non i 'caporali', cioè i responsabili di intermediazione illecita. I due condannati, in rito abbreviato, sono M.K e la compagna Z.H., entrambi cinesi di 29 anni. Il primo è stato condannato a 3 anni di reclusione, la compagna a 2 anni e 6 mesi. È già stato presentato il ricorso in corte d'appello. Gli imputati sono liberi ma con divieto di espatrio e ritiro del passaporto. La sentenza condanna i due anche al pagamento di 20mila euro all'unica parte civile costituita nel processo, ossia il sindacato Filctem Cgil, oltre a stabilire il divieto di esercitare la professione di imprenditore per i prossimi due anni.
Da quanto si apprende i due imprenditori costringevano numerosi operai connazionali a lavorare almeno 13 ore al giorno, senza contratto, in condizioni igieniche non adatte e con salari bassissimi. La Procura fa intendere che la sentenza è importante perché rappresenta un modus operandi diffuso in città e su cui c'è la necessità di porre un freno.
