La decisione di intitolare una strada a Norma Cossetto ha fatto discutere, come anche stamani ho avuto modo di rendermene conto in un caffè nei pressi di piazza San Francesco.
Il caso di “Norma Cossetto” è già stato oggetto – come ricorda il segretario del circolo Pd centro storico, Roberto Panchieri – di attenzione da parte di un deputato del PCI come Concetto Marchesi oltre che del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che le conferì la medaglia d'oro al valor civile.
La sua vicenda terribile si inserisce nell'ambito della linea del confine nord orientale dell'Italia durante la seconda guerra mondiale e nel periodo successivo.
È chiaro che c'è chi - in modo strumentale e molto grave - propone i fatti delle Foibe per screditare la Resistenza, anzi in contrapposizione alla Resistenza.
Credo che non si debba cadere nel tranello, perché questo vorrebbe dire rendere Norma Cossetto vittima due volte: la prima, con la violenza che ha dovuto subire; la seconda con la mancanza di rispetto di chi la vorrebbe usare per una triste, inopportuna e inutile contrapposizione ideologica
Ricordare Norma Cossetto significa porre la parola fine alle violenze della guerra con gli atti ritorsivi conseguenti che la guerra sempre alimenta.
Lo compresero i costituenti quando scrissero l'articolo 11 della Costituzione. Lo comprese Togliatti, quando nel giugno del 1946 fu favorevole all'amnistia nei confronti di chi si era compromesso con il regime fascista. E Togliatti ancora ribadì la necessità di una ricomposizione nazionale nel 1948 dopo le tre revolverate che gli furono sparate da Antonio Pallante, fuori da Montecitorio.
Se tutto questo è stato compreso in passato, possibile che non si comprenda oggi?
Alessandro Tambellini, sindaco di Lucca
