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Incendio alla raffineria Eni di Stagno, l'Arpat valuta impatto ambientale

Nel primo pomeriggio di oggi martedì 30 novembre è divampato un incendio all’interno della raffineria Eni di Stagno nel Comune di Collesalvetti, avvertito dai cittadini con un forte boato per l’esplosione che ha coinvolto il forno di lavorazione dell’impianto degli oli combustibili “hot oil” regolarmente in esercizio.

L’incendio si è sviluppato intorno alle 14,00 e come dichiarato dai Vigili del Fuoco è stato di breve durata, quantificabile in poco meno di un'ora. La raffineria ha attivato il Piano di Emergenza interno dello stabilimento per la gestione dell’evento.

Il personale ARPAT di Livorno è stato attivato dai Vigili del Fuoco, attraverso la Sala operativa della Protezione Civile, ha potuto accedere all’impianto intorno alle 15,20 quando l’incendio era già domato e sotto controllo.

Le acque di spegnimento dell’incendio sono rimaste all’interno del sistema fognario e di trattamento della raffineria quindi non ci sono impatti sull’ambiente esterno per quanto riguarda la matrice acqua.

L’Agenzia ha verificato lo stato di qualità dell’aria rilevabile dalle centraline più vicine alla raffineria centralina Eni di Stagno e quella di Livorno in via La Pira dall’inizio dell’evento, alle ore 14.00, fino al tardo pomeriggio.

Le centraline non hanno registrato per i parametri gassosi, ossidi di azoto, biossido di zolfo, idrogeno solforato e Benzene, variazioni rispetto ai dati medi registrati in questo periodo dell’anno. I dati delle polveri PM10 e PM2.5 saranno disponibili nella giornata di domani poiché lo strumento elabora un dato medio delle 24 ore.

ll Settore Modellistica Previsionale di ARPAT ha verificato i dati anemologici rivelati dalle due stazioni locali, una ubicata presso il Porto Mediceo di Livorno, facente parte della Rete Mareografica Nazionale (gestita da ISPRA) e l’altra collocata presso l'Istituto Nautico di Livorno, gestita dal Consorzio LaMMA.

Le due stazioni sono collocate presso il waterfront del Porto di Livorno, a quote tra loro diverse, circa 10 m slm quella ISPRA, circa 25 m slm quella LaMMA. Tenuto conto di questo fattore, nel periodo in cui si è sviluppato l'incendio le due stazioni hanno rilevato dati anemologici in buona sostanza coerenti tra loro: la direzione di provenienza è risultata da Ovest Sud Ovest con una intensità tra 2 e 3 m/s presso la stazione ISPRA e tra 3 e 5 m/s presso la stazione LaMMA (differenza attribuibile alla diversa quota di monitoraggio delle due stazioni).

Le condizioni meteo locali (cielo sereno con buon irraggiamento solare, assenza di fenomeni di inversione termica) e le alte temperature dei fumi hanno favorito l'innalzamento degli stessi e la loro dispersione; le aree più interessate da eventuali fenomeni di ricaduta al suolo delle sostanze sprigionate sono da circoscrivere entro un raggio di circa 1 km dall'impianto andato a fuoco (collocato in posizione centrale nell'area della raffineria, a circa 380 m dalla via Aurelia).

L'abitato di Stagno, collocato a ENE rispetto all'impianto coinvolto nell'incendio e che quindi è risultato "sottovento", si colloca intorno o poco oltre il limite della zona sopra indicata. Tuttavia, la breve durata dell'evento induce a ritenere che gli effetti della deposizione al suolo delle sostanze inquinanti (in genere IPA e PCDD/F) siano piuttosto modesti ovvero trascurabili.

Fonte: ARPAT

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