Attacco USA al Venezuela, presidio a Empoli: "No alla legge del più forte, facciamoci sentire"
"Non una questione di schieramenti politici, ma un grido d’allarme contro un mondo in cui vige la legge del più forte e il diritto internazionale non vale più nulla".
Questo il messaggio lanciato dagli oltre cento partecipanti al flash mob organizzato questo pomeriggio a Empoli, in piazza della Vittoria, dalla rete delle realtà territoriali per la pace e per la giustizia dell’Empolese Valdelsa.
L’iniziativa, nata in modo spontaneo e orizzontale, ha riunito diverse realtà del territorio, tra cui Empoli per la Pace, Arci e il coordinamento per la Palestina, e forze politiche come Partito Democratico Empolese Valdelsa, Sinistra Italiana, PCI – sezione “Abdon Mori” Empolese Valdelsa, Rifondazione Comunista Empolese e Buongiorno Empoli.
Tutte insieme, quest'oggi hanno denunciato quella che hanno definito una gravissima violazione del diritto internazionale.
Al centro della protesta c’è il raid militare degli Stati Uniti in Venezuela e la conseguente cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie. Tuttavia, gli organizzatori sottolineano come la questione del regime di Maduro, in molti casi definito una vera e propria dittatura, passi in secondo piano rispetto al metodo utilizzato dal presidente Usa Donald Trump.
“Il problema non è Maduro, verso il quale si possono muovere tutte le critiche possibili, ma il fatto che si sia andati a prendere il presidente di uno stato sovrano bombardando basi militari – spiega Dusca Bartoli, esponente dell’associazione Empoli per la Pace –. Alla base dell’attacco non ci sono questioni di sicurezza: il vero motivo è il controllo delle riserve petrolifere, tra le più vaste al mondo, a fronte dell'esaurimento delle risorse interne degli Stati Uniti. Si tratterebbe di dinamiche geopolitiche ormai non più governate da organismi internazionali riconosciuti”.
La preoccupazione principale degli organizzatori del flash mob è il definitivo tramonto della giustizia a favore delle armi.
“Le nazioni avevano provato a creare organismi per regolare i conflitti senza ricorrere alle guerre, ma oggi quel sistema sta crollando con una velocità paurosa – aggiunge Bartoli con amarezza –. In questo scenario l’Europa ha abdicato completamente alla sua storica funzione diplomatica, scegliendo invece di inseguire la logica del riarmo”.
Il timore più profondo espresso dalle associazioni pacifiste empolesi riguarda l’escalation militare in un’epoca segnata dalla presenza di arsenali atomici: “Ragionare oggi con la logica del 1914 mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità nel giro di pochi anni. È come se avessero abolito i tribunali e ognuno si fa ciò che vuole con la forza. Siamo al Far West, ma con le armi nucleari. Adesso tocca a noi farci sentire, perché gli unici che possono fermare questa deriva sono i popoli”.
"Siamo di fronte all'ennesimo grave attacco degli Stati Uniti, non solo al Venezuela, ma a tutto il diritto internazionale – hanno dichiarato gli esponenti di Rifondazione Comunista –. La motivazione non è chiaramente la droga, ma la volontà degli Usa di riconquistare quello che considerano il proprio 'giardino' e il petrolio di cui il Venezuela è ricco. Auspichiamo che le forze politiche della città e i suoi amministratori e amministratrici prenderanno una netta posizione contro questa invasione americana.
Giovanni Gaeta

