Caso Cantini, FdI risponde a post del PD: "No a delegittimazione del partito"
Fratelli d’Italia Empoli interviene nuovamente sulla bufera politica seguita alla frase sullo “sterminio” degli avversari pubblicata dal coordinatore cittadino Isacco Cantini. Il partito parla di parole "inaccettabili" e "non rappresentative", rivendica di averne preso subito le distanze e ricorda che Cantini si è dimesso "assumendosi la responsabilità dell’errore", ma rigetta ogni generalizzazione e attacco politico al partito, parlando di una "delegittimazione per appartenenza" che avrebbe trasformato il caso individuale in un attacco all’intera comunità politica.
In particolare la nota di FdI, una delle tante finite nel calderone della vicenda, arriva in risposta ad un post del PD locale in cui si legge "A Empoli non c'è spazio per l'odio di FdI".
La frase è stata repostata sui canali social del PD Empoli e del segretario Fabio Barsottini: "Ma ecco l’ossimoro che non possiamo ignorare: il PD invoca “pace” e “serietà” in un post pubblicato sulla pagina social del partito sotto la frase “A Empoli non c’è posto per l’odio di FDI”, provando a scaricare su un’intera comunità politica ciò che quella stessa comunità ha già condannato", si legge nella nota di FdI.
Il partito, infine, denuncia le gravi frasi contro Cantini con cui si è trasformato "la disabilità in insulto": "In queste ore sono circolati meme e commenti che attaccano Cantini con riferimenti alla disabilità: una cosa indegna, da respingere senza “ma” e senza doppi standard". Infine apprezza la presa di distanza del PCI contro quelle frasi discriminatorie, "uen gesto che, sul piano umano, civile e politico va riconosciuto a una classe dirigente che ha dimostrato, nei fatti, la differenza tra la critica politica e l’affermazione di valori e principi per i quali ci si batte".
La nota integrale di FdI
In questi giorni Fratelli d’Italia Empoli è finita al centro di una polemica aspra, nata da una frase gravissima pubblicata sui social dal suo coordinatore cittadino, Isacco Cantini, a commento di una notizia relativa a una manifestazione politica sulla questione Maduro-USA. Una frase inaccettabile che evocava lo “sterminio” dell’avversario, incompatibile con il confronto democratico e con la responsabilità che ogni incarico politico comporta.
Sul punto, come Fratelli d’Italia Empoli abbiamo preso le distanze in modo netto, dichiarando che quelle parole non rispecchiano l’identità, l’impostazione e i riferimenti valoriali del partito, ribadendo sia l’impegno a un confronto civile fondato sulla dignità della persona, sia che dei fatti sarebbero state tratte le debite conseguenze nelle sedi opportune e secondo i principi statutari che regolano la vita degli associati a Fratelli d’Italia. Così come accade anche nei confronti del “peggior criminale” del quale si arriva a una condanna solo dopo un processo dove si rispettano le regole e i principi, e nel quale si valuta l’entità delle colpe prima di decidere quale sarà la sentenza.
E a conferma che la politica è anche assunzione di responsabilità, prima ancora delle valutazioni degli organismi disciplinari, Cantini ha presentato le dimissioni dall’incarico, riconoscendo l’errore e ribadendo le scuse con un comunicato stampa.
Fin qui i fatti. Ma proprio i fatti ci consegnano un elemento ulteriore e ancora più inquietante: accanto alla condanna della frase – doverosa e generale della politica e sui social – si è alimentata una seconda deriva, quella dell’odio personale e della delegittimazione “per appartenenza”. Perché un conto è stigmatizzare parole sbagliate tristemente evocative; un altro è trasformare un errore individuale in un marchio collettivo da appiccicare a un’intera comunità politica e, di riflesso, a chiunque vi si riconosca, come se la responsabilità di qualcuno si “trasferisse” per contagio.
In questo clima, il segretario del PD empolese, Fabio Barsottini – forse dimenticandosi di quanto scritto, detto e pubblicato contro la premier Giorgia Meloni da esponenti dell’area in cui egli si riconosce – ha scritto che “Fratelli d’Italia… attraverso il suo segretario… evoca lo sterminio degli avversari politici”, e da lì ha costruito una narrazione in cui la frase di un singolo diventerebbe “la bocca” di tutto il partito.
Ora, al di là delle connotazioni diffamatorie delle affermazioni di Barsottini, non vi è alcun dubbio che si tratta di un passaggio politicamente comodo, ma logicamente e democraticamente fragile: se la responsabilità è personale, allora è personale anche la colpa; e quando un partito prende le distanze e ne trae le conseguenze politiche, sta facendo esattamente ciò che in democrazia si pretende venga fatto.
Ma ecco l’ossimoro che non possiamo ignorare: il PD invoca “pace” e “serietà” in un post pubblicato sulla pagina social del partito sotto la frase “A Empoli non c’è posto per l’odio di FDI”, provando a scaricare su un’intera comunità politica ciò che quella stessa comunità ha già condannato.
È evidente, quindi, che questo non è “alzare il livello”: è spostare il bersaglio, perché lo scontro renda più dello stesso chiarimento, superando la linea di confine che segna il discrimine tra la critica politica anche dura, e la necessità di diffamare un’intera comunità per fini elettorali.
C’è poi un altro confine che coloro che si dicono democratici non dovrebbero superare: mai colpire la persona, mai scivolare nella discriminazione, mai trasformare la disabilità in insulto. In queste ore sono circolati meme e commenti che attaccano Cantini con riferimenti alla disabilità: una cosa indegna, da respingere senza “ma” e senza doppi standard.
Su questo punto registriamo un dato che merita di essere detto con chiarezza, proprio perché non appartiene alla nostra parte politica: il PCI Empolese Valdelsa – avversario netto delle nostre idee – ha pubblicamente preso le distanze dagli insulti, dall’irrisione della disabilità e dalle minacce richiamando la necessità di combattere le idee, non le condizioni personali. È un gesto che, sul piano umano, civile e politico va riconosciuto a una classe dirigente che ha dimostrato, nei fatti, la differenza tra la critica politica e l’affermazione di valori e principi per i quali ci si batte.
Al contrario, in chi si definisce “democratico”, abbiamo visto nel dibattito pubblico una rapidità nell’assegnare “patenti” e nel distribuire colpe collettive, mentre nel frattempo il clima è degenerato fino a episodi intimidatori.
Dire “a Empoli non c’è spazio per l’odio” è una frase condivisibile. Il problema è che cosa si fa mentre la si pronuncia. Se diventa lo slogan dietro cui si tenta di ridurre l’avversario a caricatura (“Fratelli d’Italia parla così”), allora non è più una condanna dell’odio: è un’operazione politica che usa un episodio per riscrivere un’identità altrui quando, sempre pubblicamente, si è ritenuto di evidenziare le differenze come ha fatto il sindaco Mantellassi e, sempre a sinistra, hanno fatto i dirigenti di Sinistra Italiana. Anche a loro va il nostro apprezzamento per i toni e i modi che hanno usato nel comunicato di denuncia che ha rivelato le frasi incriminate.
La politica adulta riconosce le differenze: tra un errore e una linea, tra un individuo e una comunità, tra la critica dura e la demonizzazione. Quando queste distinzioni vengono cancellate, non si eleva il confronto: lo si avvelena alimentando una logica di colpa per appartenenza.
Come coordinamento, fino a oggi, siamo intervenuti solo con un comunicato stampa chiarificatore sulle posizioni del partito non perché temiamo il confronto politico pubblico. Figuriamoci. Ma perché riteniamo di difendere una regola semplice: la democrazia vive di responsabilità personali, di verità dei fatti, di rispetto della persona e di rispetto delle procedure.
Laddove vi fosse da attribuire una responsabilità collettiva di tutta Fratelli d’Italia Empoli – o, evidentemente, nelle intenzioni di Barsottini e parte del PD, di tutta Fratelli d’Italia e della sua premier Giorgia Meloni – non sarà certo il pensiero o le teorie “indotte” del Barsottini di turno o di parte del PD empolese – che risponde a logiche di “presunta supremazia intellettuale” mai sopite – ad attribuirle.
E se la logica della “responsabilità per contagio” dovesse essere, da oggi, il principio da seguire in politica secondo i criteri di Barsottini e parte del PD – o peggio dei soliti leoni da social – allora costoro possono tranquillamente ritenersi responsabili di tutte le invettive e le minacce rivolte in questi giorni a Isacco Cantini, dato che, a differenza di altri, non hanno ritenuto di prendere le distanze.
Ma questa logica, naturalmente, la lasciamo alla “pretesa superiorità intellettuale” di Barsottini e quella parte del PD che si riconosce nelle sue affermazioni.
Chi oggi si proclama maestro di “pace” e “democrazia” – ma nei fatti si fa promotore della legge del taglione – mentre prova a trasformare un errore già riconosciuto e già sanzionato in una clava contro un’intera comunità politica, dimostra soprattutto questo: che cerca lo scontro, non la lezione.7
E chi si traveste da democratico per negare all’avversario perfino la possibilità di distinguere, correggere e assumersi responsabilità – viceversa tacendo sugli eccessi verbali quando provengono dalla propria parte – non è nella posizione di impartire, oggi, lezioni di democrazia a nessuno, nonostante la trasvalutazione del nome!
Coordinamento Fratelli d’Italia – Empoli