Legge sul fine vita: il Consiglio regionale prende atto della sentenza della Corte Costituzionale
L’Aula toscana torna a parlare di fine vita. Questa mattina la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi ha infatti distribuito, ai sensi del regolamento, la sentenza 204 del 29 dicembre 2025 della Corte Costituzionale in merito all’impugnazione promossa dal Governo della legge regionale 16 del 2025, e ha disposto l’assegnazione alla commissione Sanità “in modo che la Commissione ne possa prendere atto ed eventualmente discutere in merito agli effetti della sentenza sulla norma medesima”. Su questo si è sviluppato un dibattito.
Il primo a intervenire è stato il presidente della Giunta regionale Eugenio Giani, il quale ha comunicato che "dopo aver preso atto della sentenza e fatto valutare al nostro ufficio legale i suoi effetti, abbiamo raggiunto la conclusione che la legge è immediatamente applicabile in tutte le sue parti. Quindi non vi è da fare niente se non applicare la legge". "La Corte Costituzionale - ha proseguito Giani - ha fatto un ottimo lavoro, specificando con molta chiarezza le norme che vanno bene e quelle che devono essere cassate".
Secondo Giani la Consulta ha ribadito che la materia è quella della tutela della salute per cui la Regione ha potestà legislativa, a differenza di quanto sostenuto dall’Avvocatura dello Stato. Se le finalità della legge e le disposizioni organizzative sono state promosse, è arrivato il no ai principi contenuti in legge e alle scadenze. "Eliminati i punti indicati la legge rimane in piedi ed è pienamente valida" ha concluso il presidente della Giunta.
Marco Stella (FI) ha giudicato "una gravissima mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio regionale e della commissione Sanità la conferenza stampa che il presidente Giani e l’assessora Monni hanno tenuto prima di riferire al Consiglio. Io credo che il Consiglio regionale debba discutere e ragionare sugli effetti della sentenza sulla legge. La Corte Costituzione ci dice che l’applicazione di quei principi dettati dalle due precedenti sentenze della Consulta non spetta alle Regioni, quindi decade tutto l’impianto della legge. Per questo abbiamo chiesto un iter in Consiglio, e ci dispiace che se ne sia fatta una battaglia politica. Procedere dicendo che si va avanti lo stesso non è un buon esercizio, nemmeno per chi si è battuto per questa legge".
Secondo Jacopo Cellai (FdI) ci troviamo davanti a un corto circuito. Se non si ritiene di dover ridiscutere la legge in Consiglio alla luce delle indicazioni della Corte Costituzionale, ha argomentato il consigliere, "allora perché a suo tempo si è fatta una proposta di legge che è stata a lungo all’esame della Commissione e non ci si è limitati a una delibera di Giunta? Viene in mente che allora questa legge non fosse necessaria, ma che avesse solo una valenza politica". "Serve che il Parlamento prenda rapidamente in carico la materia - ha proseguito - altrimenti si rischia che la Toscana diventi la Svizzera dell’Italia. Dobbiamo fare chiarezza, è necessario un approfondimento serio in Commissione che non sia con le linee guida già pronte, però, perché allora non c’è alcuna utilità".
Federico Eligi (Casa Riformista) ha sottolineato come manchi un pezzo della narrazione su come si sia arrivati a questa legge, iter in cui egli si è impegnato personalmente. "È stato un percorso più ampio - ha spiegato -, una campagna nazionale: abbiamo raccolto le firme con l’obiettivo di arrivare a una legge nazionale. Anche la legge della Regione Toscana va inserita in un percorso che porta lì, solo con una legge nazionale si può risolvere la questione". Solo una norma statale potrà impedire infatti che ogni Regione si organizzi con modalità differenti, "quindi per il bene e la dignità del nostro Consiglio regionale, prendiamo atto che la legge è legittima e facciamo una battaglia tutti insieme su questa base, senza contrasto ideologico, affinché il legislatore nazionale approvi velocemente una normativa in materia".
Il dibattito sulla norma regionale sul fine vita, alla luce della sentenza 204 del 29 dicembre 2025 della Corte Costituzionale, è continuato questa mattina in Aula con l’intervento del portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (Fratelli d’Italia) che ha definito la legge della Toscana sul suicidio medicalmente assistito "un grimaldello per arrivare all’obiettivo politico di mettere alle strette il Parlamento affinché intervenga su questa materia". "I rilievi della Corte Costituzionale – ha affermato - cassano i punti determinanti della norma in cui sono state fatte delle scelte politiche, come quella di definire puntualmente i tempi, di nominare un delegato e di dare possibilità di rinuncia ai trattamenti. Della legge, epurata di queste scelte di carattere politico, non rimane altro che un protocollo di carattere tecnico che poteva essere fatto con una delibera di Giunta o dai direttori generali delle aziende sanitarie per dare omogeneità alle procedure nelle Asl. Decade anche il tema della lotta contro il Governo, che peraltro ha dato inizio all’iter della legge in Senato". Tomasi ha poi richiesto di poter vedere "il parere legale della Regione secondo il quale, all’interno delle nostre Asl, la legge sarebbe pienamente applicabile: il presidente Giani lo ha citato in conferenza stampa e mi aspetto che ci venga fornito senza dover richiedere un accesso agli atti", ha detto. Ha infine ribadito "l’opportunità, dopo questa sentenza, di un passaggio della legge in Consiglio regionale, auspicando comunque che si arrivi a una legge nazionale nella piena autonomia del Parlamento".
Irene Galletti (Movimento 5 Stelle) ha ribadito come "non è decaduta la scelta politica principale di questa legge, ovvero quella di ascoltare la gran parte della popolazione italiana che chiedeva e chiede una normazione nazionale che aiuti tutte le regioni a fare ciò che ha fatto la Toscana". "Nell’esercizio delle proprie competenze in materia di tutela della salute e in attuazione di una sentenza immediatamente esecutiva - ha detto - la Toscana ha dettato le norme di carattere organizzativo-procedurale, una funzione inerente alle competenze della Regione. E oggi, di nuovo, la nostra scelta politica è quella di continuare a tenere alta l'attenzione su questo tema". Galletti ha poi evidenziato come "senza una regolamentazione nazionale questo dibattito rischia di diventare sterile". Fondamentale, dunque, è "cercare una comunanza di intenti per sollecitare il Parlamento e il Governo affinché si arrivi a un intervento legislativo nazionale affinché un diritto che esiste possa essere esercitato".
"Ritengo giusto che la Commissione consiliare entri nel merito degli effetti pratici della sentenza e che approfondisca alcuni aspetti", ha affermato il capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra Lorenzo Falchi, ribadendo però che "la legge continua ad essere pienamente funzionante, anche senza le parti eliminate dall'intervento della Corte Costituzionale. Essa resta inoltre un modello, la migliore pratica esistente in Italia di una normativa regionale che individua delle modalità di accesso al suicidio medicalmente assistito". "Sappiamo bene quanto siano delicati, dolorosi e difficili alcuni passaggi – ha aggiunto – e quanto sia dunque importante poter contare su una norma che dica chiaramente a quali trattamenti si può accedere, a quali condizioni e con quali modalità e che stabilisca cosa deve fare il sistema sanitario. Per questo l'invito che faccio a quest'Aula, se si ritiene, come ho sentito nella maggior parte degli interventi, che serva una legislazione nazionale e che sia giusto definire le modalità con cui accedere al diritto del suicidio medicalmente assistito, è di spostare la discussione su questo, anziché sulle singole parole usate dalla Corte Costituzionale. Se siamo d'accordo sul principio generale, penso sia davvero difficile affermare che sarebbe stato meglio non avere questa legge regionale".
Ha chiuso il dibattito il capogruppo del Partito democratico Simone Bezzini che, nel suo intervento, ha ribadito come "il cuore della legge è salvaguardato". "La sentenza della Consulta – ha spiegato - dice che la legge regionale 16/2025 si inserisce nell'esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e persegue finalità organizzative e procedurali volte a uniformare percorsi all'interno della regione. I rilievi su parti specifiche non mettono in discussione l'efficacia e l’attuabilità della norma stessa. Restano inoltre validi i quattro criteri scolpiti nella sentenza della Corte Costituzionale del 2019". "Da parte nostra - ha continuato – riconfermiamo la piena disponibilità a monitorare, verificare, approfondire, sulla base di quanto previsto dal regolamento in materia di ricezione delle sentenze della Consulta, e c'è piena disponibilità a sviluppare un confronto approfondito in Commissione Sanità". Bezzini ha poi sottolineato come "il messaggio che ci dà la Consulta parla soprattutto al Parlamento. E’ un ennesimo richiamo – ha detto - alla necessità di un intervento legislativo nazionale: rispetto a questo non si può sfuggire e fare la politica dello struzzo. La Regione Toscana ha dato un grande contributo anche a sollecitare una discussione e una risposta di civiltà che questo Paese deve dare, indipendentemente dalle appartenenze politiche".
Fonte: Toscana Consiglio Regionale