Dimensionamento scolastico, le Rsu delle scuole fiorentine contro la scelta di nominare il Commissario
"La notizia del commissariamento di quattro Regioni (Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna) per attuare forzatamente il dimensionamento scolastico è stata un vero fulmine a ciel sereno per le istituzioni scolastiche, già pesantemente colpite da forti tagli agli organici del personale e da una drastica riduzione della spesa.
Come lavoratori e lavoratrici delle scuole fiorentine maggiormente colpite dalla decisione del Governo in carica di tagliare le autonomie scolastiche, riteniamo opportuno esprimere forte preoccupazione al riguardo, soprattutto relativamente alle gravi conseguenze che la decisione di attuare il dimensionamento produrrà e alla necessità di modificare la narrazione da parte di alcuni attori in campo.
Il Ministro Valditara in un’intervista ha dichiarato che l’adozione del piano nazionale di dimensionamento è legata all’erogazione di fondi PNRR da destinare alle scuole.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza, elaborato dai Governi Conte II e Draghi e approvato dall’Unione Europea, non impone tagli, bensì parla riordinamento del sistema scolastico e anche di riduzione del numero di alunni per classe. I criteri per il riordinamento della rete scolastica nazionale sono frutto di deliberate scelte dell’attuale attuale compagine governativa.
Il titolare del MIM ribadisce, inoltre, che, da quando il piano è stato avviato, non è stato chiuso neppure un plesso e che per gli studenti e personale non cambia niente.
Non ne siamo per niente convinti e anzi la nostra preoccupazione aumenta.
Intanto affermare che il numero di scuole resterà immutato non significa affatto che la qualità del servizio possa restare la stessa, perché a fare la differenza – e questo concetto è ben comprensibile anche da chi non lavora nella scuola – non è la quantità, ma appunto la qualità e garantire la medesima qualità con istituti molto più grandi non sarà certo possibile.
Poi l’esperienza di “vita vissuta” ci ha già dimostrato che la combinazione di istituti molto grandi e calo demografico può facilmente portare alla chiusura di qualche piccolo plesso di scuola dell’infanzia o primaria, con la conseguenza di svuotare i territori, che perdono un presidio di democrazia e un luogo fondamentale di socialità.
Invece nelle scuole secondarie, soprattutto di secondo grado, il rischio che maggiormente ci preoccupa è il mantenimento di indirizzi “particolari” o identità educative a fronte di accorpamenti in altro istituto.
A questo riguardo non possiamo non richiamare le parole del neo Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Toscana, dott. Luciano Tagliaferri, nominato Commissario ad acta: “Occorre far capire che siamo di fronte ad un’operazione amministrativa per il contenimento della spesa, oltre che ad un obiettivo del PNRR. La qualità del servizio non cambierà, a patto che tutti, dirigenti, personale, enti scolastici continuino a lavorare al meglio. La scuola accorpata e accorpante avranno un’unica regia e un Dirigente, ma manterranno la loro identità, anche nella denominazione. Il Dirigente potrà continuare a lavorare presentando, per ogni scuola, un progetto educativo specifico”.
Ci chiediamo come la qualità del servizio possa rimanere la stessa, se siamo di fronte ad un puro atto amministrativo per il contenimento della spesa.
La nostra preoccupazione è che espressioni con una forte valenza pedagogica come comunità educante”, riferita all’istituzione scuola o, nel caso del Dirigente Scolastico, “leader educativo”, riportate anche nei Contratti nazionali di lavoro, saranno totalmente svuotate di significato.
Come in parte avviene già per le attuali istituzioni scolastiche che hanno anche più di 2000 studenti e più di 200 dipendenti, magari con 16/81 plessi ubicati anche nel territorio di Comuni diversi, il Dirigente Scolastico, sempre più oberato da responsabilità di natura amministrativa, civile e penale, è in obiettiva difficoltà nel gestire realtà di enormi dimensioni, in molti casi disomogenee fra loro. In queste condizioni – al netto dell’impegno e delle competenze – come può esercitare il suo ruolo di leader educativo? Per non parlare del progetto di scuola, faticosamente elaborato da un Collegio dei Docenti, le cui sedute, proprio in virtù dell’alto numero di partecipanti, rischiano di diventare più un adempimento formale e burocratico che un luogo di reale partecipazione attiva e di elaborazione pedagogica e democratica.
La nomina del commissario, il direttore dell’USR Toscana, è una scelta tesa ad imporre scelte calate dall’alto, escludendo ogni confronto con le Regioni e gli enti locali che hanno manifestato il rischio di impoverimento del servizio scolastico di interi territori. Questa scelta è uno schiaffo non solo a noi che abbiamo scelto di dedicarci alla crescita delle future generazioni, ma anche ai nostri alunni e alle nostre studentesse, alle cittadine e ai cittadini tutti.
Fin dal gennaio 2023, insieme a sindacati e istituzioni locali ci siamo impegnati in una lotta contro l’accorpamento delle scuole che determinerebbe la diminuzione del diritto all’istruzione sancito dalla costituzione italiana e tagli al ruolo della scuola pubblica. Ora, di fronte a questo atto d’imperio denunciamo con forza questo ennesimo attacco alla scuola pubblica mascherato da riforma.
La scuola pubblica non va commissariata o dimensionata, va difesa, perché, come sosteneva Piero Calamandrei, è un organo costituzionale".
RSU IC CAPRAIA E LIMITE e RSU LICEO MICHELANGIOLO Firenze (due scuole che secondo i piani del Governo dovrebbero accorparsi con altre), RSU IC GONNELLI Gambassi (scuola “scampata” all’accorpamento l’anno scorso)