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Una casa e un progetto personalizzato per persone senza fissa dimora: prosegue "Housing first"

L'immobile ristrutturato nel Pistoiese può accogliere fino a 12 ospiti, supportati da personale specializzato

È in funzione dallo scorso mese di settembre l’alloggio destinato a persone senza fissa dimora, ristrutturato con un intervento degli Istituti Raggruppati per conto della Società della Salute Pistoiese, in via Modenese 61 a Capostrada. Questa mattina il sopralluogo della presidente della SdS Anna Maria Celesti e della direttrice Silvia Mantero, insieme a rappresentanti della Cooperativa Gruppo Incontro e Cooperativa Intrecci che gestiscono il servizio, per fare un primo bilancio del progetto “Housing first”, prima la casa, realizzato nell’ambito della missione 5 del PNRR “Servizi sociali, disabilità e marginalità sociale”, con un investimento di 710mila euro dei quali 500mila per la ristrutturazione.

Presa in carico e offerta dei servizi potenziata e qualificata - “Il progetto ‘Housing first’ non è soltanto una risposta abitativa ai bisogni essenziali dei senza fissa dimora ma anche una loro presa in carico, un accompagnamento, una nuova opportunità. Con questo percorso si qualifica e si rafforza l’offerta dei servizi sociali e socio assistenziali con un focus particolare sulle persone più deboli e vulnerabili - sottolinea la presidente della Società della Salute Pistoiese Anna Maria Celesti -. In precedenza la risposta ai senza fissa dimora aveva un’altra collocazione, dopo la ristrutturazione di questo immobile è oggi disponibile una struttura più adeguata a rispondere alle esigenze dei suoi ospiti. Tutto ciò avviene all’interno di un percorso che mira all’inclusione lavorativa e abitativa, come dimostrano i casi di coloro che, a conclusione del ciclo previsto in questo tipo di residenze, hanno già trovato un alloggio e un’occupazione”.

Una abitazione per 12 persone - L’abitazione di via Modenese misura complessivamente 300 metri quadri ed è disposta su tre piani: al piano terreno si trovano cucina, salotto e sala da pranzo, ai piani superiori otto camere, singole o al massimo con due letti, e i bagni. Nella struttura, che può ospitare fino a un massimo di 12 persone, al momento risiedono otto ospiti, il più giovane di appena 21 anni il più anziano di 70. Per ciascuno è previsto un ciclo di permanenza in struttura minimo di sei mesi fino ad un massimo di 24.

Una risposta alla grave marginalità adulta - L’obiettivo del progetto è infatti dare risposte a esigenze abitative in via transitoria nell’ambito della grave marginalità adulta e si rivolge a chi ha problemi abitativi di vario tipo: chi non ha mai avuto un proprio alloggio, chi passa da un tipo di accoglienza ad un altro, chi si rivolge a dormitori pubblici fino a chi conduce una vita in strada. Ci sono poi persone in genere al di fuori di questi percorsi ma che per varie vicissitudini - perdita del lavoro, della casa, improvvisa mancanza di un sostegno economico – si trovano in una situazione di forte precarietà.

Il sostegno oltre l’alloggio - Il progetto è gestito dalle Cooperative “Incontro” e “Intrecci” che con proprio personale – coordinatore, educatori e operatori sociali – curano l’accoglienza della struttura, ovvero danno un sostegno al vivere quotidiano degli ospiti, dalla gestione della casa alle necessità di supporto o accompagnamento e tutoraggio ai servizi. Per esempio aiutano a compilare un modulo Isee, a fare una tessera sanitaria o un documento in genere, fino al permesso di soggiorno per gli ospiti stranieri e alla possibilità di attivare uno psicologo o altre figure professionali se richieste.

Accompagnamento educativo, sociale e psicologico - "Punto di partenza è una convinzione condivisa: la casa non è solo una risposta all’emergenza, ma la base per costruire stabilità, responsabilità e inclusione – sottolinea la presidente delle cooperative Patrizia di Napoli -. Per questo il progetto integra l’approccio ‘Housing First’ con un forte investimento sull’accompagnamento educativo, sociale e psicologico attraverso l’equipe multidisciplinare che lavora in stretta sinergia con i servizi territoriali". “Ogni persona ha un progetto di presa in carico con proprie esigenze, bisogni e obiettivi anche a breve termine – spiega la coordinatrice del progetto Donata Carradori -. In genere si tratta di persone segnalate dai servizi sociali del Comune di competenza, che per ripartire hanno bisogno almeno di un tetto sopra la testa, di poter contare su una casa 24 ore al giorno, con una propria stanza, in autonomia e al contempo con il supporto di personale specializzato”.

Fonte: Società della Salute Pistoiese - Ufficio Stampa

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