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Iran, Empoli in Azione: "Non lasciamo che la paura diventi il nuovo ordine del mondo"

A seguito della manifestazione di ieri, 20 gennaio, a sostegno del popolo iraniano, Empoli in Azione ha diffuso una nota ufficiale in cui esprime la propria completa posizione sulla questione

La tona integrale

"Siamo qui oggi per esprimere la solidarietà di Empoli, della nostra città, agli Iraniani che stanno lottando, oggi ed ancora una volta, contro il loro Governo oppressivo e violento.

Siamo qua per stringerci tra noi e condannare le repressioni che, nel sangue, stanno cercando di sedare le legittime rivolte di chi si batte per i propri diritti.

Ma oggi, chiunque abbia a cuore la Democrazia ed i Diritti, non guarda soltanto all’Iran, guarda se stesso attraverso l’Iran, ed oggi più che mai cerca delle risposte.

Quello che sta accadendo a migliaia di chilometri da noi non è lontano, non è estraneo, bensì è molto più vicino a noi di quanto pensiamo.

Siamo qui per le donne, gli uomini, i giovani iraniani che da mesi, da anni, da generazioni, scendono in strada sapendo che il prezzo della libertà può essere la prigione, la tortura, la morte.

Siamo qui per chi ha gridato “Donna, vita, libertà” sapendo che quelle parole potevano essere le ultime.

Siamo qui perché in Iran oggi si lotta per qualcosa di universale: il diritto di esistere senza paura, il diritto di scegliere, di amare, di pensare, di dissentire.

La forza delle rivolte iraniane non sta solo nel coraggio, ma nella dignità ostinata di un popolo che rifiuta di essere ridotto al silenzio.

Sta nelle ragazze che si tolgono il velo non per provocazione, ma per affermare che il proprio corpo non è proprietà dello Stato.

Sta nei ragazzi che sfidano un regime armato solo con la voce, con lo sguardo, con la presenza.
E noi siamo qui per dire che li vediamo.

Che non sono soli.

Che la loro lotta non è invisibile, anche se spesso viene resa tale da un mondo distratto, stanco, cinico.

Ma oggi dobbiamo anche dirci una verità più scomoda.

Siamo qui per l’Iran, sì.

Ma siamo qui anche perché, per la prima volta dopo decenni, avvertiamo, per tutto ciò che sta accadendo nel mondo, un timore che non riusciamo fino in fondo a comprendere.

Per troppo tempo abbiamo pensato che il diritto internazionale fosse un argine solido.

Che le alleanze fossero stabili.

Che le regole, per quanto imperfette, esistessero per tutti.

Oggi vediamo questi canoni sgretolarsi uno dopo l’altro.

Vediamo guerre moltiplicarsi nel mondo, normalizzarsi, diventare rumore di fondo alle nostre cene di fronte ad un telegiornale sempre più distaccato e grigio.

Vediamo il linguaggio della forza sostituire quello del diritto, e vediamo alleanze storiche indebolirsi, dissolversi, perdere significato.

Vediamo la NATO stessa attraversare una crisi che fino a ieri sarebbe stata impensabile.

E per la prima volta, molti di noi provano una sensazione nuova: l’incertezza radicale sul futuro.

La sensazione che nulla sia più garantito.

Che ciò che credevamo acquisito possa essere rimesso in discussione da un giorno all’altro.

Ogni giorno si alzano nuovi muri e vecchi fantasmi tornano a camminare tra noi.

Le disuguaglianze crescono in modo osceno: da una parte i ricchi, dall’altra i ricchissimi, e poi un’enorme massa di persone che scivola verso la precarietà, l’insicurezza, la rabbia.

Una rabbia che spesso viene strumentalizzata, deviata, usata contro i più deboli invece che contro le vere cause. Rancore per alimentare scontri tra i deboli, e distrarre da coloro che invece
manovrano queste vergogne.

E in questo clima, i diritti conquistati con decenni di lotte vengono messi in discussione uno ad uno.

Il diritto all’autodeterminazione. Il diritto di protestare. Il diritto di essere diversi.

Il diritto di non avere paura.

Quello che accade in Iran ci riguarda perché ci dice una cosa chiarissima: nessun diritto è eterno se non viene difeso ogni giorno.

Le donne iraniane, gli uomini ed i ragazzi iraniani ce lo stanno insegnando con il corpo, con la voce, con il sangue. Ci stanno dicendo che la libertà non è un concetto astratto, ma una pratica
quotidiana.

Ci stanno ricordando che il silenzio non è neutralità: è complicità.

E allora oggi, in questa piazza, dobbiamo fare una scelta.

Possiamo limitarci alla solidarietà emotiva, alle parole commosse, ai post condivisi.

Oppure possiamo capire che la loro lotta è anche la nostra.

Perché, quando in Iran una donna viene uccisa per come si veste, quando un giovane viene impiccato per aver protestato, quando un popolo viene represso per aver chiesto diritti, si sta
testando fino a dove il mondo è disposto a tollerare l’ingiustizia.

Perché, quando negli Stati Uniti un Presidente può dire che il Diritto Internazionale non esiste, e può finanziare una polizia che risponde esclusivamente al suo volere con 9 miliardi di dollari l’anno, permettendo di uccidere persone impunemente per le strade delle proprie città, meglio se città governate dal Partito che a lui si oppone, si sta testando fin dove il mondo è disposto a tollerare la mancanza di democrazia.

Si sta testando fin dove si è disposti ad aiutare l’altro, il più debole, e dove inizia la paura.

E se il mondo tace, quel limite si sposta sempre un po’ più in là.

Fino ad arrivare anche da noi.

La speranza, però, esiste.

Esiste perché, nonostante tutto, le persone continuano a ribellarsi. In Iran, in Palestina, in Ucraina, in Sudan, in mille luoghi dimenticati. Esiste perché ogni generazione, la mia ma soprattutto quelle successive alla mia, ha ancora la possibilità di scegliere da che parte stare.

Siamo qui per dire che crediamo in un futuro diverso. Un futuro in cui i diritti non siano un privilegio. In cui la pace, la sicurezza non siano una concessione, ma la normalità

Siamo qui per l’Iran, sì. Ma siamo qui anche per difendere l’idea stessa di umanità.

La lotta del popolo iraniano è giusta. La vostra voce continua a vivere in ogni piazza che non si arrende.

E a noi stessi diciamo invece di non abituarci all’orrore.

Non normalizziamo l’ingiustizia.

Non lasciamo che la paura diventi il nuovo ordine del mondo.

Perché i diritti, una volta persi, non tornano da soli.

E la libertà, se non la difendiamo insieme, non appartiene a nessuno".

Luca Ferrara - Segretario Empoli in Azione

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