Referendum Giustizia, Comitato NO toscano: "Si vuole distruggere il Csm"
Referendum giustizia, Comitato È giusto dire NO
“Vogliamo spiegare ai cittadini cosa c’è dietro questa riforma, una riforma che di fatto non riforma niente” ha spiegato Alessandro Nencini, presidente del comitato toscano È giusto dire no durante il suo intervento all’Assemblea territoriale che si è svolta giovedì 22 gennaio al Palazzo di Giustizia di Firenze. “Una riforma che non serve ai cittadini e non fa diminuire di un giorno la durata dei processi. Perché si fa questo referendum costituzionale? Perché si è fatta una legge costituzionale che non ha avuto la possibilità di discussione nemmeno in uno dei due rami del Parlamento? È andata avanti con quattro votazioni a passo di fanfara e, unico episodio che io ricordi in quarantaquattro anni di magistratura, lo stesso giorno dell’approvazione, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. C’è una corsa forsennata ad andare a votare, che fa pensare più a un plebiscito che non a una consultazione seria e ponderata su una riforma che dovrebbe andare a modificare pesantemente il patto costituzionale. Il patto costituzionale non è patrimonio di una sola forza politica ma di tutte le forze politiche. Si è deciso di mettere in piedi un referendum per distruggere il Consiglio Superiore della Magistratura e trasportare fuori dall’autonomia e dall’autogoverno della magistratura il disciplinare, creando una Corte Disciplinare che mi ricorda moltissimo quel “giudice speciale” che la Costituzione vieta”.
All’iniziativa al Palazzo di Giustizia di Firenze è intervenuto anche Enrico Grosso, presidente onorario del comitato nato per promuovere informazione e confronto pubblico sulla riforma costituzionale della giustizia voluta dal Governo e sulle sue possibili conseguenze.
Secondo i promotori, la riforma rischia di risultare lesiva dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura, oltre che dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. I promotori sottolineano inoltre come l’intervento non affronti i principali problemi strutturali della giustizia italiana – come la durata dei processi e la carenza di personale e risorse – ma modifichi in profondità l’assetto costituzionale della magistratura e il suo ruolo.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri – secondo i promotori – crea una separazione nell’ordine giudiziario che pone le premesse oggettive per la sottoposizione del pubblico ministero all’Esecutivo e che comunque lo isola e lo rende più esposto a pressioni e condizionamenti indiretti di natura politica, soprattutto nei procedimenti che riguardano poteri forti e interessi rilevanti.
Inoltre, con lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, il sorteggio dei componenti magistrati e con la creazione della Corte disciplinare, esterna all’organo di autogoverno, si incide pesantemente sull’indipendenza della magistratura anche giudicante, ledendo il principio della separazione dei poteri e dello stato di diritto con ricadute negative sulla risposta di giustizia per i cittadini.
I componenti del comitato Giusto dire No stanno svolgendo incontri e interventi in tutta la Toscana per informare e dialogare con la cittadinanza. Questi i prossimi appuntamenti in calendario: Sabato 24 gennaio, alle 17:30, a Fiesole presso La Montanina (Via di Montebeni 5) sono previsti gli interventi di Chiara Favilli e Duccio Baglini, moderati da Carlo Pestelli. Domenica 25 gennaio, dalle 19 alle 21, nuovo incontro a Firenze all’Ostello Santa Monica (zona Oltrarno) con Roberta Santoni Rugiu e Agnese di Girolamo. Mercoledì 28 gennaio, alle 9:30, appuntamento a Siena nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri (Piazza Carlo Rosselli 27/28): introduce Alice D’Ercole, portano i saluti Agnese Carletti e Tomaso Montanari, coordina la tavola rotonda Giulia Maestrini, con interventi di Rosy Bindi, Pietro Dinoi, Roberta Santoni Rugiu e Serena Sorrentino. Infine, venerdì 30 gennaio, alle 17:30, l’incontro si svolgerà a Livorno presso il Circolo San Marco Pontino “Lanciotto Gherardi” (Via Garibaldi 93): introduce Silvia Ghelardi, intervengono Elisabetta Tarquini e Bintou Mia Diop, coordina Marzino Macchi.