gonews.it

AI nelle PMI:l’uso cresce dal 7% al 38% tra le imprese del Fiorentino

L’indagine CNA fotografa il cambiamento culturale nelle micro e piccole aziende: più efficienza, risparmio di tempo e competitività, ma servono competenze e formazione

Nel giro di un anno e mezzo l’uso dell’AI tra le micro, piccole e medie imprese del territorio è cresciuto in modo significativo: se fino a 18 mesi fa a utilizzarla era solo il 7,2% delle aziende, oggi la percentuale è salita al 38%, mentre un ulteriore 17,4% sta valutando di introdurla nei propri processi aziendali.

È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’Area Studi e Ricerche di CNA sull’impiego dell’intelligenza artificiale nelle piccole imprese, che fotografa un cambiamento culturale in corso. Non solo aumenta l’utilizzo, ma migliora anche la percezione dello strumento: il 59% degli imprenditori intervistati ha oggi un’opinione positiva dell’AI, contro il 46% rilevato un anno e mezzo fa. Il dato sale fino al 70% tra gli under 30, mentre scende leggermente tra le fasce più mature: 54% tra i 50 e i 70 anni e 52,2% tra gli over 70.

I benefici più evidenti riguardano l’organizzazione del lavoro. Per l'83,1% delle imprese l’AI consente un significativo risparmio di tempo; seguono la riduzione degli errori (36%), l’eliminazione delle attività ripetitive (35%) e l’aumento della competitività (25%). Un supporto concreto soprattutto per le realtà di piccole dimensioni.

Emergono però anche alcuni fattori che ne rallentano l’adozione: il principale è la difficoltà a comprenderne le reali applicazioni pratiche (56,7%), seguita dalla carenza di competenze interne (40,3%). Pesano anche, in misura minore, i costi economici (18,2%) e i timori legati alla sicurezza dei dati (17,5%)

«Per chi lavora nella comunicazione, nel marketing, nella grafica o nei contenuti digitali l’intelligenza artificiale è già una realtà quotidiana. Non è una scorciatoia, ma un acceleratore: non uccide la creatività, piuttosto mette fuori mercato l’improvvisazione. Nel settore sta emergendo una linea di confine chiara: chi investe in competenze cresce, chi pensa di cavarsela con qualche prompt rischia di sparire. Per le PMI è una sfida culturale prima ancora che tecnologica: questi strumenti vanno governati, non subiti. L’AI è un’arma potente solo se resta nelle mani delle persone; senza visione e competenze non migliora la qualità, la appiattisce», sottolinea Gabriele Hoffer, presidente dell’Unione Comunicazione di CNA Firenze.

Gabriele Hoffer, presidente dell’Unione Comunicazione di CNA Firenze

Più pragmatica la lettura di Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze Metropolitana: «I dati ci dicono che nelle micro e piccole imprese l’intelligenza artificiale non serve a fare innovazione di facciata, ma a risolvere problemi concreti: risparmiare tempo, ridurre gli errori, rispondere più velocemente ai clienti. È per questo che l’adozione sta crescendo così rapidamente. Il vero nodo non è la tecnologia, che è già disponibile, ma la capacità di usarla in modo consapevole. Senza formazione il rischio è restare spettatori di un cambiamento che invece può diventare un vantaggio competitivo reale. Come CNA abbiamo già avviato primi momenti formativi, andati esauriti in poche ore, e stiamo lavorando su percorsi più strutturati e su consulenze personalizzate per le imprese».

Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze Metropolitana

Lorenzo Cei, direttore generale di CNA Firenze Metropolitana

Dal tessuto produttivo fiorentino emerge così un’indicazione chiara: l’intelligenza artificiale non è più un tema futuristico, ma una leva concreta di sviluppo, a patto di accompagnare le imprese con competenze, formazione e consapevolezza.

Fonte: CNA Firenze

Exit mobile version