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"La sicurezza: un bene comune", a Firenze l'iniziativa di Cgil e Spi. "È un diritto, riguarda libertà e qualità di vita"

Per il sindacato "la sicurezza passa da inclusione e tenuta sociale, l’opposto di quello che fa il Governo. Servono politiche pubbliche inclusive, investimenti sociali, tutela del lavoro e rafforzamento dei servizi, contro ogni semplificazione a sola questione di ordine pubblico"

La sicurezza non può essere solo repressione, ma qualità della vita, lavoro dignitoso, welfare, inclusione e diritti. Con questo presupposto Cgil e Spi Cgil Firenze hanno realizzato stamani a Firenze l’iniziativa “La sicurezza: un bene comune”, presso la Camera del lavoro. L’incontro ha inteso aprire un confronto pubblico sul tema della sicurezza urbana e sociale, mettendo al centro il modello di sviluppo e di città, il vissuto quotidiano delle persone, le marginalità, il lavoro e le condizioni nei luoghi di lavoro. Un approccio che supera la logica emergenziale-securitaria per affermare una visione integrata della sicurezza come responsabilità collettiva e diritto di cittadinanza.

Hanno detto Bernardo Marasco, segretario generale Cgil Firenze, e Mario Batistini, segretario generale Spi Cgil Firenze: “La sicurezza è un diritto fondamentale di cittadinanza e riguarda direttamente la libertà e la qualità della vita delle persone, a partire da quelle più fragili. Il tema della sicurezza non può essere né rimosso né delegato ad altri, né affrontato con semplificazioni o scorciatoie di tipo esclusivamente securitario. È un tema che va affrontato con realismo e responsabilità, nel pieno rispetto degli assetti costituzionali, tenendo insieme il bisogno di controllo del territorio e l’investimento sulla prevenzione, sul welfare di prossimità e sulla coesione sociale. I dati ci dicono che, su diversi fronti, i fenomeni di criminalità sono in calo. Al tempo stesso, però, cresce la percezione di insicurezza tra le persone, alimentata dal degrado urbano, dalla solitudine, dalla fragilità sociale e da una narrazione spesso allarmistica. Questa distanza tra dati reali e percezione vissuta va ricomposta: ignorarla significa produrre ulteriore sfiducia e paura. Per questo è necessario aprire un confronto serio e condiviso, che tenga insieme istituzioni, forze sociali e cittadini, per affrontare la sicurezza come un tema complesso che attiene ai diritti, alla libertà e alla dignità delle persone. Non serve né il ‘buonismo’ né l’uso strumentale della paura: serve una politica capace di farsi carico della complessità, investendo su servizi, relazioni, presidio del territorio e inclusione. La sicurezza non è contro qualcuno: è un bene comune da costruire insieme. La sicurezza è un bene comune, da garantire attraverso politiche pubbliche inclusive, investimenti sociali, tutela del lavoro e rafforzamento dei servizi, contro ogni semplificazione che riduca il tema a sola questione di ordine pubblico. Noi siamo perché la sicurezza passi dall’inclusione e la tenuta sociale. L’opposto di quello che fa il Governo. Fondamentale anche la lotta allo sfruttamento lavorativo, che genera esclusione e insicurezza”.

All’iniziativa di stamani sono intervenuti: il questore Fausto Lamparelli; Elena Aiazzi, Segreteria CGIL Firenze; Vincenzo Scalia, professore associato di Sociologia della devianza all’Università di Firenze; Chiara Tozzi (Segreteria SPI CGIL Firenze) sul tema “Vissuto quotidiano e criticità”; Filippo Focardi (Sostituto Procuratore presso la Procura per i Minorenni di Firenze) sul tema “Uno sguardo sulla situazione nella nostra città”; Michela Pascali (Segreteria SILP CGIL) sul tema “Il lavoro della polizia a Firenze e la piattaforma di rivendicazione nazionale”; Nicola Paulesu (Assessore a Welfare, Casa, Accoglienza e Integrazione del Comune di Firenze) sul tema “Quale cura della marginalità”; Claudio Gani (Segretario Generale FILT CGIL Fi-Po-Pt) e Maurizio Magi (Segretario Generale FILCAMS CGIL Firenze) sul tema “L’insicurezza entra nei luoghi di lavoro”. Si è inoltre svolta una tavola rotonda, coordinata dal giornalista Stefano Fabbri, con la partecipazione di Andrea Giorgio (Assessore a Mobilità, Viabilità, Sicurezza urbana e Polizia municipale del Comune di Firenze), Barbara Fabbrini (Presidente ANM Toscana), Mario Batistini (Segretario Generale SPI CGIL Firenze) e Bernardo Marasco (Segretario Generale CGIL Firenze).

LE DICHIARAZIONI

Elena Aiazzi, segreteria Cgil Firenze: “Nel vissuto quotidiano delle cittadine e dei cittadini, in particolare delle persone più fragili, esiste una percezione – e in vari casi anche un’esperienza concreta – di un peggioramento delle condizioni di sicurezza a Firenze. Le ricette della destra, fondate sull’aumento dei reati, sull’inasprimento delle pene e su una logica esclusivamente repressiva, non solo non funzionano, ma sono sbagliate. Producono nuovi poveri, nuove marginalità e nuove condizioni di disagio, anche a causa di una cattiva gestione dei fenomeni migratori, e finiscono per alimentare ulteriore insicurezza. Anche sui minori: gran parte dei reati dei minori sono commessi in gruppo (italiani e stranieri) e in sei anni i reati per rissa sono aumentati del 93%; in risposta il Governo ha inasprito le pene, producendo un sovraffollamento degli istituti penitenziar, e ridotto i fondi al dipartimento di giustizia minorile e ai corsi di istruzione e reinserimento. Al Governo chiediamo politiche diverse: politiche di inclusione che non producano nuovi disperati, che oggi diventano spesso massa di manovra per la criminalità, insieme a un reale investimento sulle forze dell’ordine, in termini di finanziamenti e coordinamento. Serve anche un intervento serio sul sistema penitenziario. Al Comune di Firenze chiediamo vicinanza alla popolazione, ascolto e un lavoro capillare nei quartieri, a partire dal rifinanziamento di strumenti di partecipazione e presidio territoriale oggi indeboliti. I quartieri sono fondamentali per individuare le aree critiche e costruire risposte condivise. Noi diciamo no alle ronde e alla sicurezza fai-da-te. La sicurezza si costruisce con politiche pubbliche, inclusione sociale, lavoro, servizi e presenza delle istituzioni, non con la propaganda o con scorciatoie pericolose. Il nostro governo cerca la colpa altrove, nelle persone migranti – che spesso peraltro sono la prima vittima di sfruttamento lavorativo – o nei magistrati. La sicurezza urbana è un bene comune e una garanzia democratica, non uno slogan da piegare a logiche populiste o esclusivamente repressive. L’insicurezza limita le libertà individuali e collettive e colpisce soprattutto le persone più fragili: per questo va affrontata andando alle cause sociali, economiche e lavorative che la generano. Più lavoro dignitoso, inclusione, servizi pubblici, presidio dei territori e rispetto della Costituzione sono le vere politiche di sicurezza, non il pugno duro, le scorciatoie autoritarie o la repressione del dissenso”.

Chiara Tozzi, segreteria Spi Cgil Firenze: “Per le persone anziane il tema della sicurezza non è astratto né ideologico: è fatto di esperienze concrete, spesso dolorose. Le truffe ai danni degli anziani, ad esempio, non colpiscono solo economicamente, ma feriscono la dignità delle persone. Chi subisce una truffa prova vergogna, si sente vulnerabile, meno attento, meno sicuro di sé. È una ferita profonda, che si consuma spesso nello spazio più intimo, la propria casa, violata da persone che approfittano della fiducia e della fragilità. E’ necessario rafforzare prevenzione, informazione e protezione, evitando che la vergogna e la solitudine diventino un ulteriore ostacolo alla denuncia. Ma la sicurezza per gli anziani, e per tutta la cittadinanza, riguarda anche gli spazi urbani: i quartieri, i giardini, le strade, i luoghi dove si dovrebbe poter vivere, muoversi, sostare senza paura. Il degrado, l’abbandono, l’emarginazione producono insicurezza reale e percepita, soprattutto per chi è più fragile. Il tema della sicurezza non possa essere ridotto al solo presidio repressivo del territorio. Le forze dell’ordine sono una componente necessaria, ma non sufficiente. L’insicurezza nasce anche da fenomeni che non sono stati governati nel tempo: la mancanza di politiche di integrazione, il disagio sociale, l’assenza di casa e lavoro, la povertà diffusa. Scaricare la responsabilità su categorie di persone, come gli immigrati, è una semplificazione pericolosa che non risolve i problemi e alimenta paura e conflitto. La sicurezza va costruita anche rendendo le città più vivibili, curate, pulite, illuminate, organizzate. Servono politiche pubbliche che tengano insieme prevenzione, integrazione, welfare, cura della città e presidio del territorio, senza scorciatoie securitarie e senza buonismi. La sicurezza è un diritto che riguarda la libertà e la dignità delle persone e va affrontata con serietà, responsabilità e visione”.

Maurizio Magi, segretario generale Filcams Cgil Firenze: “La sicurezza urbana è un fenomeno reale che riguarda direttamente anche i luoghi di lavoro, in particolare quelli del commercio e della grande distribuzione, dove l’accesso al pubblico non è un elemento accessorio ma il cuore stesso dell’attività. Le lavoratrici e i lavoratori di questi settori sono esposti ogni giorno a rischi che derivano sia dagli spazi pubblici sia dalle scelte organizzative delle aziende. La tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro è una responsabilità primaria del datore di lavoro, come stabilisce chiaramente l’articolo 2087 del codice civile. Eppure, a Firenze, questa tutela risulta spesso insufficiente. I casi che riguardano Esselunga, dove da anni si registrano aggressioni e gravi episodi di violenza ai danni del personale, e Pam Panorama, che ha tentato di scaricare sui lavoratori la difesa del patrimonio aziendale attraverso pratiche illegittime poi sanzionate dal Tribunale di Siena, dimostrano che siamo ancora lontani da un sistema adeguato di prevenzione e protezione. La sicurezza non può essere affrontata con rimpalli di responsabilità o scorciatoie repressive: servono investimenti, organizzazione del lavoro che eviti l’isolamento del personale, adeguate misure di deterrenza e una collaborazione reale tra istituzioni e imprese. Continueremo a batterci perché la sicurezza di chi lavora nel commercio sia considerata una priorità, non un costo da comprimere”.

Claudio Gani, segretario generale Filt Cgil Fi-Po-Pt: “Lo scorso dicembre con Comune, At e Gest abbiamo siglato un protocollo per rafforzare la sicurezza di lavoratori e utenti di bus e tramvia, visto il numero crescente di aggressioni. E’ stato un punto di partenza su cui continuare a costruire misure efficaci e, allo stesso tempo, un messaggio di civiltà, garanzia dell’incolumità delle persone e di rispetto del servizio come bene pubblico. C’è poi il fronte ferroviario. I lavoratori e le lavoratrici ferroviarie, tutti coloro che sono quotidianamente a contatto con il pubblico – dai macchinisti ai capitreno, dai controllori al personale di bordo, fino ai lavoratori degli appalti nelle stazioni – vivono oggi una crescente sensazione di insicurezza. Quando affrontiamo il tema con le aziende, la sicurezza viene sempre dichiarata una priorità, ma poi nessuno è disposto a investirci risorse reali. Servono misure concrete: applicazione piena dei protocolli, fine del lavoro isolato e presenza di più addetti nei luoghi e nelle fasce più esposte, a partire dalle stazioni. La sicurezza non può essere scaricata sui singoli lavoratori”.

Michela Pascali, segreteria Silp Cgil: “I numeri del cosiddetto potenziamento, cioè dei nuovi poliziotti e delle nuove poliziotte che stanno arrivando in questi giorni sul territorio fiorentino, non sono un vero e proprio potenziamento, tutt’altro. Intanto, perché il turnover non riesce a riequilibrarsi, quindi le persone che poi vengono poste nell’arco del semestre in quiescenza vanno in qualche modo a pareggiare dall’altra parte i numeri in arrivo. In più c’è un altro discorso , c’è uno spostamento di qualifiche. In realtà il 70% del 19esimo corso ispettori era composto già da poliziotti e poliziotti, cioè da agenti sovraintendenti, cioè da personale che era in qualifiche più basse. E che ha fatto il concorso semplicemente per una possibilità di progressione in carriera, quindi in realtà siamo al cospetto di spostamenti di numeri. Più che potenziamento è spostamento di qualifiche”.

Alessandra Rocca, segretaria generale Silp Cgil Firenze: “Un modello di sicurezza non sempre è responsabilità esclusiva delle Forze dell’Ordine e soprattutto dei numeri che sottendono l’impiego delle forze di Polizia, ma richiede un’azione di coordinamento con il mondo politico e con le istituzioni tutte. Invece, nella maggioranza delle volte, come sindacato ci troviamo travolti dal ‘dovere di indicare numeri’ che consentano e siano sufficienti a garantire lo stato di sicurezza, ma la realtà è un’altra. Dopo un blocco decennale concorsuale, con la contestuale cartolarizzazione delle Scuole di Formazione della Polizia di Stato, che nel tempo politiche scellerate hanno svenduto, ci troviamo di fronte ad un processo messo in atto inevitabilmente per recuperare i disastri di politiche che nel tempo sono state poco attente al tema della sicurezza. Dato questo che ci fa affermare quanto possa essere irrazionale ed irreale sbandierare numeri esorbitanti di fronte ad un quadro generale in sofferenza. Le assunzioni degli e delle agenti, ormai a regime, stentano a recuperare il turn over del personale che annualmente viene posto in quiescenza. Quelle riferite al grado di Ispettore e Commissario si realizzano con uno spostamento di qualifica di coloro che già appartenenti alla Polizia di Stato, adiscono alla via del concorso pubblico per l’avanzamento in carriera. A dimostrazione di quanto appena espresso, il XIX corso da Ispettori conclusosi in questi giorni ha compreso un’aliquota pari al 70% di personale già inquadrato in altri ruoli; e quindi di che potenziamento parliamo? Credo ci si debba interrogare su quale modello di sicurezza il Governo voglia investire e soprattutto in che modo voglia realizzarlo. Sicurezza non è assenza di rischio, ma la capacità di prevenire e creare un equilibrio dinamico sapendo che esistono altre istituzioni con le quali fare rete, e nella rete condividere un progetto volto al benessere collettivo”.

Fonte: Cgil Toscana e Firenze - Ufficio Stampa

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