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Omicidio Maati Moubakir, il legale: "Imputati facciano ritrovare le armi, zero collaborazione"

Terza udienza per il processo sulla morte di Maati Moubakir. Legale denuncia la scarsa collaborazione degli imputati

"Da parte nostra, parlo per la parte civile, l'impianto accusatorio viene confermato in maniera solida anche nell'udienza di oggi. Alla domanda se risultava che il povero Maati avesse accennato a difendersi, è stato detto di no. Inoltre ad oggi, non sono state ritrovate le armi", lo afferma l’avvocato Filippo Ciampolini, legale della famiglia di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo ucciso la notte del 29 dicembre 2024 a Campi Bisenzio.

Oggi si è tenuta la terza udienza del processo all’aula bunker di Santa Verdiana davanti alla corte d’assise, con Ciampolini e il collega Umberto Schiavotti a rappresentare la famiglia di Maati. “A un anno di distanza dalla carcerazione cautelare, al di là delle lettere scritte, che sono un fatto importante ma marginale – aggiunge Ciampolini – la disponibilità nell'aiutare gli investigatori a capire quale è stata l'effettiva realtà di quella notte e a recuperare le armi che sono state oggetto dell'aggressione, è pari a zero".

Durante l’udienza sono stati ascoltati quattro testi, mentre altri sette saranno sentiti lunedì prossimo. Il processo potrebbe subire un’accelerazione con l’eventuale accorciamento del calendario. In aula sono presenti anche i genitori e la nonna materna del ragazzo.

La ricostruzione ha ripercorso le fasi dell’aggressione del 29 dicembre 2024: Maati ricevette più coltellate, tra cui quella al cuore, oltre a percosse con bastoni e caschi. Cinque gli imputati, tutti accusati di concorso in omicidio volontario aggravato dall’aver agito per futili motivi e dalla crudeltà.

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