Indicazione origine prodotti agroalimentari, Barnini: "Serve riforma. Toscana si faccia sentire"
Brenda Barnini (foto gonews.it)
"Sulle regole che disciplinano l’indicazione dell’origine dei prodotti agroalimentari è necessario avviare una riforma, perché quelle attuali non garantiscono una corretta e trasparente informazione ai consumatori e rischiano di penalizzare le produzioni di qualità. È un’iniziativa su cui la Toscana può e deve far sentire la propria voce. Per questo, con una mozione, su cui ringrazio Coldiretti per aver sollecitato il tema, invito la Giunta regionale ad intraprendere tutte le azioni necessarie presso le sedi istituzionali dell’Unione europea, anche attraverso il Comitato europeo delle Regioni, affinché sia avviata la procedura di modifica della disciplina sull’origine dal codice doganale". Così in una nota Brenda Barnini, consigliera regionale del Partito Democratico e presidente della commissione Sviluppo economico e rurale, presentando la mozione in merito alla revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari. "Si tratta di una questione molto sentita dal settore: per questo voglio sottolineare la massima apertura al confronto e alla condivisione con le associazioni di categoria. In particolare, la mozione chiede di intervenire sull’articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013, con l’obiettivo di escludere i prodotti agricoli e alimentari dal suo ambito di applicazione e di prevedere, come criterio esclusivo per l’individuazione dell’origine di questi prodotti, l’indicazione del luogo di provenienza così come disciplinata dal regolamento (UE) n. 1169/2011. L’atto impegna inoltre la Giunta a promuovere un’azione coordinata delle Regioni presso la Conferenza Stato-Regioni affinché la richiesta di revisione della normativa europea sia sostenuta in modo unitario. Le attuali regole, che attribuiscono l’origine di un prodotto agroalimentare in base all’ultimo Paese in cui avviene la trasformazione, contribuiscono infatti a generare disorientamento nei consumatori rispetto alla reale provenienza degli alimenti. La giurisprudenza nazionale ed europea riconosce che la disciplina dell’origine doganale ha una finalità prevalentemente fiscale e non permette, da sola, a garantire informazioni chiare sulla provenienza geografica dei prodotti. A questo si aggiungono i rischi economici e reputazionali legati alla commercializzazione di alimenti etichettati come made in Italy pur essendo realizzati con ingredienti provenienti da altri Paesi e sottoposti in Italia soltanto all’ultima trasformazione sostanziale o economicamente giustificata. Una situazione che può danneggiare sia i consumatori sia le imprese che investono davvero nella qualità e nell’origine delle produzioni".
Fonte: Ufficio stampa