Bocchino attacca l'ANED: "Complici di Tito", la risposta: "Grave oltraggio alla Resistenza"
"Mi accusano di essere troppo fascista per raccontare la storia delle Foibe, ma parlano proprio i partigiani? Che sono stati complici dei partigiani titini che hanno fatto esodare 350mila italiani e infobarne 20mila. Avrebbero dovuto mantenere un rispettoso silenzio rispetto, invece sono intervenuti e hanno vinto perché la sinistra è ancora così: comunista, illiberale e non lascia libertà di pensiero", con queste parole Italo Bocchino, giornalista e direttore editoriale del Secolo d'Italia, attacca sui social l'ANED che a suo dire avrebbe impedito la sua partecipazione come "esperto" alla seduta solenne del consiglio regionale nel Giorno del Ricordo: "Dovevo intervenire come giornalista esperto di questi fatti storici all'interno del consiglio regionale, ma i partigiani fiorentini hanno protestato e Giani ha piegato la testa e la presidente del consiglio regionale ha annullato la mia partecipazione. Giani si è fatto mettere i piedi in faccia dall'ANED. La censura fa schifo, voglio ribellarmi"
Un attacco che l'ANED rimanda al mittente definendolo "un grave oltraggio alla Resistenza, alla verità storica, alla memoria della Repubblica e ai valori dell’antifascismo. Sostenere che i partigiani non abbiano diritto di parola significa negare le radici stesse della democrazia italiana e della Costituzione".
"I partigiani - ha spiegato Lorenzo Tombelli, presidente ANED sez. Firenze - non sono una parte politica come le altre, ma i fondatori morali e civili della Repubblica antifascista. Senza la Resistenza non esisterebbero le libertà di cui oggi Bocchino si avvale, né le istituzioni nelle quali pretende di intervenire. È storicamente falso e intellettualmente disonesto ridurre la Resistenza italiana a una presunta alleanza con il regime di Tito. Le vicende del confine orientale sono complesse e dolorose e meritano studio, rigore e rispetto, non strumentalizzazioni politiche finalizzate a delegittimare l’antifascismo e le associazioni che ne custodiscono la memoria".
"Le affermazioni pronunciate - conclude la nota - confermano purtroppo i timori che avevamo manifestato alla vigilia: il rischio di un uso politico e divisivo del Giorno del Ricordo si è concretizzato. Per questo riteniamo che Bocchino abbia dimostrato di non essere all’altezza di intervenire nelle sedi istituzionali, che devono restare luoghi di rispetto della storia, della Costituzione e della memoria repubblicana".