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Caporalato nel Grossetano, bracciante picchiato perché "troppo lento"

(foto di archivio)

Violenza, sfruttamento e minacce ai familiari: 6 a giudizio. Turni fino a 15 ore, paghe in nero e alloggi sovraffollati

Un sistema di caporalato violento e organizzato emerge dall’inchiesta della procura di Grosseto, dove un bracciante pakistano sarebbe stato picchiato con pugni e calci perché giudicato “troppo lento” durante il lavoro nei campi. I fatti risalgono al 2022, tra Paganico e altre aree agricole della provincia, e approderanno all’udienza preliminare del 16 febbraio, con sei connazionali accusati di sfruttamento della manodopera; per cinque di loro contestate anche le lesioni personali.

Secondo le testimonianze raccolte, i caporali controllavano i lavoratori urlando insulti in urdu – “figlio di cane”, “figlio di puttana” – e minacciando percosse a ogni presunta lentezza. Nei campi mancavano acqua potabile, bagni e punti di ristoro, mentre i braccianti venivano spostati su furgoni tra poderi situati tra Grosseto, Siena e la zona di Orbetello per potatura, vendemmia e zappatura.

A rompere il muro dell’omertà è stato proprio il lavoratore aggredito, assistito dal sindacato Flai Cgil, che dopo un pestaggio con trauma cranico, frattura nasale e contusioni – prognosi di 17 giorni – ha presentato querela nel settembre 2022. Alla sua denuncia si sono aggiunte quelle di altri colleghi, tutte concordi nel descrivere minacce di ritorsioni sui familiari rimasti in Pakistan e l’invio di immagini di fucili d’assalto via WhatsApp per intimidire chi pensava di ribellarsi.

Le indagini del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro avrebbero ricostruito un sistema criminale strutturato, con reclutamento di connazionali in stato di bisogno, aziende agricole intestate a prestanome ma gestite di fatto dai caporali e contributi mai versati. Le società venivano chiuse dopo circa due anni per eludere i controlli.

Le condizioni di lavoro descritte sono estreme: fino a 15 ore al giorno d’estate, dalle 5 alle 20 con una sola ora di pausa, per sette giorni su sette senza riposi, ferie o malattia. Anche in caso di colpi di sole i braccianti sarebbero stati costretti a continuare sotto minaccia. In inverno l’orario scendeva a otto ore giornaliere, sempre senza domeniche libere, con paghe in nero di circa 5 euro l’ora e assenza di contratto, formazione sulla sicurezza, visite mediche o copertura Inail.

Gravi anche le condizioni abitative. I lavoratori erano ammassati in tre appartamenti della rete di sfruttamento, pagando 140-150 euro al mese a testa senza contratto, con oltre venti persone per alloggio e stanze da otto posti letto. I sopralluoghi dei carabinieri e della Asl Toscana Sud Est hanno rilevato sovraffollamento illegale, muffe, impianti fatiscenti e rischio incendio, tanto che l’inabitabilità è stata dichiarata dal Comune di Civitella Paganico.

Cinque sono le parti offese riconosciute nel procedimento. Le loro testimonianze saranno centrali nel processo che mira a fare luce su uno dei casi più duri di sfruttamento agricolo emersi recentemente in Toscana.

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