Corteo 'NO ICE', migliaia di commenti d'odio contro gli studenti: un copione che ormai ha stancato
Foto di Lapo Salonia
Siamo alle solite. Un copione già visto e riletto quello a cui ci siamo, purtroppo, abituati: è ciò che sta succedendo, nelle ultime ore, sotto i commenti al video pubblicato ieri sui canali social di Gonews.it sulla manifestazione NO ICE a Empoli. Offese gratuite e gravi, di quelle che ti fanno gelare il sangue a leggerle, scritte da migliaia di utenti e rivolte, come successe qualche mese fa con l'occupazione del liceo Virgilio, ai giovani "vagabondi" e "ignoranti".
Seppure l'occupazione di ottobre, che riscosse una risonanza sia dentro che fuori dai social, fosse stato già di per sé un caso mediatico emblematico, stavolta è diverso: sono oltre 3mila i commenti, in costante aumento, che rivelano uno spietato, quanto triste, spaccato di ciò a cui i social ci abituano, rendendoci quasi assuefatti all'idea che odio e violenza siano permessi.
Lascerei parlare i commenti: "andate a studiare", "vedete i fascisti solo in Italia", "giovani imbecilli", "lavori forzati per voi", "banda di mer**cce", "utili idioti", "ignoranti disagiati mentali", "vi dovete svegliare freddi", "zecche rosse", "burattini", "ignoranti", "vagabondi", "i soliti scappati di casa", "poveri comunisti", "deficienti", "andate a zappare", "povera generazione", "fate pena", "le nuove BR", "state sempre a manifestare pur di non andare a scuola", "cosa si inventano pur di far forca", "massa di ubriachi", "senza cervello".
Il post che nelle ultime ore sta diventando virale mostra un ritornello che ormai sa di vecchio: la retorica del giovanilismo, quel clima di sfiducia dei "grandi" nei confronti dei ragazzi, per cui o si studia o si lavora, ma guai a esporsi troppo o a far sentire la propria voce. Prendiamo ad esempio alcuni commenti: "se questo è il futuro siamo rovinati", "non sarete mai nessuno in futuro", oppure "se volete costruire un futuro state a casa o andate a lavorare", "se il futuro è manifestare per cose assurde siamo messi bene", ma anche l'evergreen "povera Italia". Una narrazione stanca, ripetitiva, che finisce per delegittimare a priori qualsiasi forma di partecipazione giovanile.
"Ma questi non dovrebbero manifestare per il loro futuro piuttosto che per queste ca**ate?", scrive un utente. Verrebbe quasi da chiedersi, quale sarebbe il futuro per cui "devono manifestare"? Manifestare va bene soltanto quando fa comodo a tutti, o lo si deve riconoscere, in quanto diritto, anche a questi ragazzi che, pur di garantire un futuro a questa società, ci mettono anima e corpo (e anche la faccia)? Quel giorno di scuola "perso", quella "forca" che molti denunciano sui social, vale tutta la libertà di questo mondo. Paradossalmente, lottano per la stessa libertà di espressione con cui l'utente arrabbiato sta scrivendo sotto quel post.
Non mancano, per fortuna, anche commenti di sostegno: "bravi ragazzi, siete la nostra speranza", "non abbassate mai la testa", "forza ragazzi, ora tocca a voi", "felice di vedere giovani pensanti, bravi", "stupendi". Forse una piccola, ma preziosa, dimostrazione che non tutto è rancore e cinismo sui social. D'altronde, se lo diceva uno bravo, i social sono un luogo che da "diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino" (Umberto Eco).
"Che amarezza", direbbe Cesare Cesaroni di fronte a tanta cattiveria. Davvero, non credo esista espressione più perfetta per descrivere la sensazione che si prova scorrendo quella sezione commenti.
Purtroppo non è solo questione di 'leoni da tastiera' o anti-giovanilismo: è lo specchio di un'Italia sempre più tesa, dove la lotta politica è diventata ormai esasperante: chi fa un passo a destra è fascista, chi fa un passo a sinistra "le nuove BR". Un clima in cui manifestare contro ciò che fa l'ICE in America - di cui ci giungono le tremende immagini delle violenze contro i propri cittadini - diventa motivo per essere etichettati come "zecche comuniste". Qualcuno dovrebbe chiedersi chi alimenta questo clima e perché.
Forse non sono "vagabondi" o "burattini": forse questa è una generazione che semplicemente non vuole farsi dire cosa fare e cosa non fare dai 'grandi'.
Niccolò Banchi