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Iniziativa 'Remigrazione' a Prato, Aned e Anpi: "Prefettura non autorizzi"

Aned e Anpi chiedono "che la prefettura di Prato non dia autorizzazione a una tale manifestazione in contrasto con la Costituzione"

Polemiche a Prato per l’iniziativa denominata “REmigrazione”, prevista per il 7 marzo. Dopo la presa di posizione del Sudd Cobas che ha annunciato una mobilitazione, anche il presidente di ANED Prato Gabriele Alberti e la presidente provinciale di ANPI Prato Angela Riviello esprimono "profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto a un evento che si svolge in una data dal forte valore storico e civile per il nostro Paese e soprattutto per Prato".

"Il 7 marzo richiama infatti la memoria degli scioperi del 1944, una delle più importanti forme di resistenza civile e operaia contro il nazifascismo. La memoria storica non può essere piegata a narrazioni che alimentano paura, discriminazione o contrapposizione tra persone", dichiarano, auspicando "che la prefettura di Prato non dia autorizzazione a una tale manifestazione in contrasto con la Costituzione italiana".

"La memoria è responsabilità collettiva - aggiungono in una nota -. Difenderla significa difendere la democrazia; il concetto di Remigrazione offende profondamente i valori fondanti della nostra Repubblica". Per Aned e Anpi, "utilizzare una giornata così carica di significato storico - sottolineano - per promuovere iniziative fondate sull'esclusione e sulla divisione rappresenta una grave distorsione della memoria collettiva. Riteniamo necessario ribadire che il confronto pubblico deve avvenire nel rispetto dei diritti umani, della Costituzione e dei valori democratici su cui si fonda la Repubblica italiana".

Sulla vicenda interviene anche Matteo Biffoni, consigliere regionale del Partito Democratico, che dichiara: "Aderisco con convinzione e fermezza all'appello lanciato da Anpi e Aned contro l'iniziativa ‘REmigrazione’ prevista per il prossimo 7 marzo a Prato. Non si tratta solo di una questione di opportunità politica, ma di una necessaria difesa della nostra identità storica e dei valori civili che rendono la Toscana una terra di libertà e accoglienza. Scegliere il 7 marzo per promuovere messaggi di esclusione è un atto di sciacallaggio storico: in quella data, nel 1944, Prato e i suoi lavoratori scrissero una delle pagine più nobili della Resistenza italiana. Migliaia di uomini e donne sfidarono l’occupante nazifascista con lo sciopero generale, pagando con la deportazione e la vita la loro sete di libertà. Strumentalizzare quel sacrificio per alimentare odio e divisione è inaccettabile e profondamente offensivo per la memoria delle nostre famiglie".

Biffoni richiama anche lo Statuto regionale: "Lo Statuto della Regione Toscana parla chiaro: la nostra comunità si fonda sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona, sulla solidarietà e sull’antifascismo. Siamo la terra che per prima ha abolito la pena di morte e che ha fatto del dialogo interculturale e della pace i propri pilastri. Promuovere la ‘remigrazione’ non significa solo proporre politiche anacronistiche, ma negare quel principio di uguaglianza sancito dall’Articolo 3 della nostra Costituzione e ribadito nel nostro Statuto regionale. La memoria non è un eserccizio di stile, ma una responsabilità collettiva – sottolinea l’ex sindaco di Prato – Per questo mi unisco alla richiesta rivolta alla Prefettura di Prato affinché valuti con estrema attenzione l'autorizzazione di una manifestazione che, per contenuti e tempismo, calpesta i valori democratici condivisi. Dobbiamo, invece, moltiplicare le iniziative che rafforzino il dialogo, la memoria storica e il rispetto reciproco. Prato è e resterà una città del lavoro e dell'integrazione, capace di guardare al futuro senza dimenticare chi ha lottato per darci la democrazia. Non permetteremo – conclude – che il fango dell'intolleranza sporchi il ricordo dei nostri martiri del '44".

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