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La sindaca di Fucecchio: "Comuni anticipano fondi per disabilità, lo Stato sblocchi risorse"

Emma Donnini (foto gonews.it)

La sindaca denuncia i ritardi nei trasferimenti nazionali per non autosufficienza e disabilità gravissima: "I servizi non possono fermarsi e i Comuni non possono diventare il bancomat dello Stato"

“Ancora una volta i Comuni si trovano a fare da argine ai ritardi dello Stato”. Con queste parole la sindaca di Fucecchio, Emma Donnini, interviene sul mancato arrivo dei trasferimenti nazionali destinati ai servizi per le persone con disabilità gravissima e alle politiche per la non autosufficienza, previsti per gennaio 2026 ma non ancora erogati.

Secondo la prima cittadina, i ritardi rischiano di mettere in difficoltà l’organizzazione dei servizi sociali locali. “Nel frattempo però i servizi non possono fermarsi: l’assistenza domiciliare, il sostegno alle famiglie e gli interventi per le persone più fragili devono continuare ogni giorno”.

Il Comune di Fucecchio, spiega Donnini, sostiene una spesa significativa per garantire il supporto alle persone con disabilità. “Come Comune di Fucecchio investiamo per ogni anno scolastico circa 500.000 euro sulla disabilità, di cui il 22% sono coperti da fondi extra comunali e per questo siamo costretti ad anticipare risorse importanti per garantire continuità a servizi essenziali”.

Una situazione che, secondo la sindaca, non può diventare strutturale: “I Comuni non possono diventare il bancomat dello Stato né essere lasciati soli a sostenere il peso di politiche sociali che dovrebbero avere coperture certe e tempi di erogazione chiari”.

Per questo Donnini sostiene la richiesta presentata in Parlamento da alcuni esponenti del Partito Democratico affinché il Governo sblocchi le risorse. “La dignità delle persone non autosufficienti e la serenità delle loro famiglie non possono dipendere da ritardi amministrativi”.

La sindaca conclude ribadendo l’impegno degli enti locali: “I Comuni continueranno a fare la loro parte, come sempre. Ma è necessario che anche lo Stato faccia la propria”.

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