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Economia sociale, Saccardi: "Scelta strategica, la Toscana pronta alle sfide"

In Consiglio regionale il confronto con Regione e Governo. Il presidente di Confcooperative Alberto Grilli: "Ora dalle parole si passi ai fatti, servono una regia politica e strumenti concreti"

"L’economia sociale rappresenta oggi una scelta strategica e sta acquisendo un valore sempre maggiore. In Toscana il mondo della cooperazione ha avuto, ha e avrà un ruolo sempre più sostanziale, soprattutto in un tempo segnato da crisi economiche e da una mobilità sociale sempre più complessa". Lo ha detto la presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, che stamani ha aperto l’iniziativa 'La Toscana e le sfide dell’economia sociale. Dal piano nazionale alle azioni regionali', promossa da Confcooperative Toscana con la Federazione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo e ospitata nella Sala delle Feste del Consiglio regionale della Toscana.

Al confronto hanno partecipato, oltre a Stefania Saccardi, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, il presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini e il presidente della Federazione Toscana delle BCC Matteo Spanò, il docente dell’Università Pontificia Salesiana Gabriele Sepio. Erano presenti Brenda Barnini, presidente della commissione Sviluppo economico del Consiglio regionale, Alessandro Tomasi, portavoce dell’opposizione nell’Assemblea toscana, i consiglieri regionali Lorenzo Falchi e Andrea Vannucci, segretaria Cisl Toscana Silvia Russo ed Elena Pampana, presidente Acli Toscana.

Il Piano nazionale è un risultato importante, perché riconosce il valore delle cooperative e delle imprese mutualistiche nello sviluppo del Paese. Ma il vero banco di prova sarà la sua attuazione sui territori. Il passaggio alle Regioni - ha sottolineato Grilli - è infatti decisivo. È qui che si capirà se l’economia sociale potrà contare su regole chiare, strumenti finanziari adeguati e un quadro stabile che permetta alle imprese di programmare e investire”.

"Le sfide che abbiamo di fronte come cooperazione toscana - ha ricordato il presidente di Confcooperative Toscana - sono tre. La prima riguarda la capacità delle nostre imprese di comprendere e utilizzare pienamente le opportunità che si stanno aprendo. La seconda sfida riguarda il rapporto con le politiche regionali, perché il passaggio dal piano nazionale alle azioni territoriali richiede un lavoro serio di confronto e di costruzione condivisa a cui le cooperative devono contribuire. La terza sfida riguarda il presidio dei territori. In molte aree della Toscana – penso in particolare alle aree interne e ai contesti socialmente più fragili – la cooperazione rappresenta un’infrastruttura economica e sociale fondamentale. Rafforzare questa presenza significa continuare a garantire lavoro, servizi e coesione dove spesso altri soggetti economici non arrivano".

L’economia sociale rappresenta oggi una scelta strategica e sta acquisendo un valore sempre maggiore - ha detto la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi aprendo i lavori- . In Toscana il mondo della cooperazione ha avuto, ha e avrà un ruolo sempre più sostanziale, soprattutto in un tempo segnato da crisi economiche e da una mobilità sociale sempre più complessa. Mettere al centro la persona, rafforzare la governance partecipata e reinvestire gli utili nella crescita della comunità sono elementi chiave per costruire un modello più equo e sostenibile. Le scelte lungimiranti che questa Regione ha fatto, dalla normativa sulla cooperazione alla coprogettazione, fino al coinvolgimento del volontariato nei servizi essenziali, dimostrano che la Toscana è pronta ad affrontare queste sfide, anche in un quadro nazionale che auspichiamo si completi rapidamente”.

Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse e presidente della Federazione Toscana Bcc ha ricordato che “è lo stesso Piano nazionale a definire le Banche di Credito Cooperativo uno dei soggetti dell’economia sociale. Presìdi finanziari e sociali essenziali che uniscono responsabilità finanziaria, radicamento territoriale e missione mutualistica. La nostra missione è generare valore, coesione e sviluppo per le comunità che serviamo. Il nostro modello – ha spiegato - si fonda sul primato delle persone, su una governance democratica e sul reinvestimento degli utili nelle comunità. Siamo banche che fanno impresa svolgendo allo stesso tempo una funzione sociale, presenti nei territori – spesso anche dove nessun altro resta - per sostenere le famiglie, le imprese e il bene comune”.

Nel suo intervento, Matteo Spanò ha ricordato che le Bcc associate alla Ftbcc, tutte appartenenti al Gruppo Iccrea, sono 12. Rappresentano circa il 10% del mercato degli impieghi a clientela in Toscana, che sale al 24,4% per le imprese minori (5-20 addetti), e sono presenti in circa 150 comuni toscani, di cui la metà in aree interne e in 6 come unica presenza.
"Le Bcc – ha aggiunto Spanò - sono “banche del mentre”: mentre fanno credito, creano relazioni; mentre sostengono le imprese, costruiscono comunità. Sosteniamo le cooperative di comunità, le mutue, il terzo settore e stiamo portando avanti progettualità concrete in vari ambiti come il welfare mutualistico, le Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer), il crowdfunding di comunità. Le Bcc non solo partecipano all’economia sociale, ma la incarnano".

L'atto di indirizzo del Ministero dell'Economia e delle Finanze per la politica fiscale 2026-2028 sancisce l'ingresso ufficiale dell'economia sociale tra le priorità economiche dello Stato – commenta Maurizio Gardini presidente nazionale di Confcooperative - Non chiediamo scorciatoie, ma l'affermazione di un sistema legislativo e fiscale basato sul merito che premia chi genera equità e mantiene un solido ancoraggio ai territori. La coesione sociale diventa così un'infrastruttura per lo sviluppo. Le nostre cooperative dimostrano nei fatti di essere protagoniste di uno sviluppo sostenibile, contribuendo in modo decisivo al Pil nazionale (solo le imprese aderenti a Confcooperative rappresentano il 4% del Pil. Il vantaggio competitivo del nostro sistema risiede nella capacità di trattenere la ricchezza nelle comunità. Questa pratica dà concreta attuazione all'articolo 45 della Costituzione”.

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