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Organismi di Parità, Cgil, Cisl e Uil Toscana: "Presidio territoriale sia salvaguardato"

Cgil-Cisl-Uil Toscana esprimono forti perplessità sullo schema di decreto legislativo

Cgil-Cisl-Uil Toscana esprimono forti perplessità sullo schema di decreto legislativo per il recepimento delle Direttive europee in materia di organismi di parità e contrasto alle discriminazioni sul lavoro.

Se da un lato accolgono con favore l’impegno del Governo nell’adeguare l’ordinamento italiano agli standard europei, che richiedono indipendenza e spazio d’azione di questi organismi, dall’altro esprimono grande preoccupazione per l’impianto dello schema di decreto che raffigura un nuovo Organismo nazionale particolarmente accentrato nelle sue funzioni.
Il rischio concreto, stando alla bozza attuale, è che l’accentramento porti al superamento o all’indebolimento della figura delle Consigliere di Parità regionali e provinciali. Questi uffici rappresentano oggi l’unico presidio di prossimità per lavoratrici e lavoratori vittime di discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro. Eliminarli o depotenziarli significa allontanare da loro le tutele previste, rendendo i diritti solo formali e difficilmente esigibili.

Per il Sindacato Confederale, questa riforma non deve essere un’occasione di tagli o razionalizzazioni, ma una straordinaria opportunità per rilanciare e anzi potenziare il presidio territoriale.

Non possiamo lasciare alla discrezionalità del nuovo Organismo nazionale la semplice “possibilità” di dotarsi di articolazioni territoriali. La prossimità non può essere un’opzione facoltativa.

Per queste ragioni Cgil-Cisl-Uil Toscana si associano alle rivendicazioni di Cgil-Cisl-Uil nazionali e chiedono formalmente di modificare lo schema di decreto prevedendo l’obbligatorietà di articolazioni territoriali permanenti e strutturate, garantendo la continuità e il rafforzamento dell’esperienza delle Consigliere di Parità integrandole in un sistema che ne valorizzi il ruolo di vigilanza e tutela contro le discriminazioni e di assistenza legale nei territori e assicurando risorse certe e personale dedicato per garantire l’effettiva operatività dei presidi di prossimità, in linea con lo spirito delle direttive europee.

I dati di contesto testimoniano che in presenza di disuguaglianze ancora così forti i presidi di tutela territoriali e di prossimità sono fondamentali: l’Italia resta all’ultimo posto in Europa per occupazione femminile under 40. Per l’Inps il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne nella fascia 35-49 anni è del 20,4% e una donna su cinque esce dal mercato del lavoro dopo la maternità. In Toscana il dato è leggermente migliore, ma il tasso di occupazione femminile è del 63,7% contro il 78,1% degli uomini e il tasso di inattività femminile resta molto elevato. Il divario del salario annuale medio tra donne e uomini è al 43%. Nel lavoro privato le retribuzioni medie giornaliere sono 79,8 euro per le donne e 107,5 per gli uomini; in Toscana 76 euro per le donne e 100,9 per gli uomini. Incidono la segregazione occupazionale orizzontale e verticale e la diffusione del part-time, spesso involontario: in Toscana riguarda il 45% delle donne contro il 15,7% degli uomini. Tutto questo si riflette anche sulle pensioni, con assegni medi molto più bassi per le donne. Ma lavoro e libertà, diritto di scegliere e di autodeterminarsi, vanno di pari passo e l’autonomia economica rappresenta anche un grande strumento di prevenzione della violenza.

Il contrasto alle discriminazioni è tanto più efficace quanto più è vicino ai luoghi dove il lavoro si svolge.

Fonte: Cgil-Cisl-Uil Toscana

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