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Referendum Giustizia, FdI Castelfiorentino: "Fondamentale andare a votare"

Ci sono momenti nei quali ai cittadini non viene chiesto soltanto di esprimere un’opinione, ma di assumersi una responsabilità precisa verso il futuro delle istituzioni. Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 rientra esattamente in questa categoria. Non si tratta di un passaggio formale, né di una consultazione lontana dalla vita concreta delle persone. Al contrario, si tratta di una scelta che incide su uno dei pilastri dello Stato: il funzionamento della giustizia e il rapporto di fiducia tra cittadini e ordinamento.

Per questo, come consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Castelfiorentino, riteniamo che il primo messaggio da rivolgere ai cittadini sia semplice ma decisivo: è fondamentale andare a votare. Nel referendum costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione non esiste quorum. Questo significa che non saranno determinanti coloro che resteranno a casa, ma coloro che sceglieranno di recarsi alle urne. In altre parole, la riforma della giustizia così come è stata costruita dal Governo Meloni potrà diventare realtà soltanto se una maggioranza di cittadini deciderà di sostenerla con il voto. Ecco perché l’astensione, in questo caso, non è una posizione neutrale: significa rinunciare a incidere e lasciare che siano altri a decidere su una materia che riguarda tutti.

Noi pensiamo che questo invito alla partecipazione sia tanto più importante perché, troppo spesso, quando si parla di giustizia, il dibattito pubblico si chiude dentro formule tecniche, parole specialistiche e contrapposizioni incomprensibili ai più. Invece la giustizia non è un tema per pochi esperti. Riguarda i diritti, le garanzie, la libertà personale, la tutela di chi subisce un’indagine, di chi attende una sentenza, di chi chiede imparzialità da parte dello Stato. Riguarda, in sostanza, il modo in cui un cittadino percepisce la correttezza delle istituzioni.

È proprio per questo che riteniamo sbagliata ogni forma di disimpegno. In una democrazia matura, quando i cittadini sono chiamati a confermare o respingere una riforma costituzionale, la risposta più seria non può essere l’indifferenza. Si può essere favorevoli o contrari, ma non si dovrebbe mai rinunciare al dovere di scegliere. La Costituzione appartiene a tutti, e quando chiama in causa
direttamente il popolo, la partecipazione diventa un atto di consapevolezza civile, prima ancora che politica.

Entrando nel merito della riforma, la nostra posizione è chiara: noi sosteniamo il Sì. E lo sosteniamo perché vediamo in questa riforma un tentativo serio di rendere la giustizia più ordinata, più trasparente e più comprensibile agli occhi dei cittadini. Il punto centrale della legge costituzionale è noto: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l’istituzione di due distinti organi di autogoverno e la creazione di un’Alta Corte disciplinare. Ma oltre i tecnicismi, il significato politico e istituzionale della riforma è molto lineare: in uno Stato di diritto, chi accusa e chi giudica devono essere distinti non soltanto nel ruolo che ricoprono, ma anche nel percorso professionale e negli organismi che ne governano carriera e disciplina.

A nostro avviso, il senso più profondo della riforma sta proprio qui. Quando un cittadino entra in un’aula di giustizia, deve poter avvertire con chiarezza che il giudice è realmente terzo rispetto a chi sostiene l’accusa. Non basta che l’imparzialità esista sul piano teorico: deve essere evidente, percepibile, riconoscibile. La giustizia, per essere credibile, non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale. È per questo che la distinzione tra magistratura giudicante e magistratura requirente non rappresenta una sfiducia verso la magistratura, né tantomeno un tentativo di indebolirla. Al contrario, rappresenta un modo per rafforzarne l’autorevolezza e per rendere più limpido l’equilibrio tra funzioni diverse.

C’è poi un altro aspetto che riteniamo rilevante. Separare le carriere, prevedere due distinti Consigli superiori e affidare la materia disciplinare a un’Alta Corte specifica significa anche rendere più chiaro il sistema delle responsabilità. Significa riconoscere che accusare e giudicare sono funzioni entrambe essenziali, ma profondamente diverse e non sovrapponibili. È una distinzione che ha un valore non solo tecnico, ma anche di cultura giuridica e istituzionale. Dove i ruoli sono più netti, anche il funzionamento
complessivo della giustizia appare più leggibile e più trasparente.

Infine, c’è il tema della fiducia. In una fase storica in cui il rapporto tra cittadini e istituzioni è spesso segnato da distanza, diffidenza e incomprensione, ogni riforma che punti a rendere la giurisdizione più equilibrata e più chiara merita attenzione. Per noi votare Sì significa anche affermare una precisa idea di giustizia: una giustizia che non sia soltanto efficiente, ma anche ordinata nella sua architettura, chiara nelle sue funzioni, credibile nella percezione che ne hanno i cittadini.

Per queste ragioni, rivolgiamo un invito convinto ai cittadini: informarsi, comprendere il valore di questa riforma e soprattutto partecipare. Perché il 22 e 23 marzo non si voterà su una questione astratta, ma sulla possibilità concreta di accompagnare il Paese verso un modello di giustizia più coerente, più garantista e più trasparente, così come proposto dal Governo Meloni.

Il punto, in fondo, è semplice: quando si ha l’occasione di incidere su una riforma costituzionale, non bisogna lasciare spazio all’inerzia. Bisogna scegliere. E noi siamo convinti che la scelta giusta sia una sola: andare a votare e votare Sì.

Serena Urso, Fabio Fabbrocini Consiglieri comunali Fratelli d’Italia Castelfiorentino

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