E’ indubitabile che il dibattito sul tema referendario abbia assunto toni sempre più propagandistici e apocalittici nella previsione che i sostenitori del No pubblicizzano in caso di vittoria del Si.
Lo slogan che sembra molto caro ai sostenitori del No (non riesco a immaginarli tutti in buona fede) è che la proposta referendaria realizzi un assalto alla Costituzione con sovvertimento dell'equilibrio dei poteri in vista dell'assoggettamento dell'ordine giudiziario al potere politico. Affermazioni propagandistiche prive di senso storico e contraddette dalla lettera e dallo spirito della legge Costituzionale.
Infatti, la Costituzione non ha per nulla consegnato un modello inevitabilmente ancorato alla unicità delle carriere. Anzi, tutto l'opposto, atteso che quella unicità fu creata dal Ministro Grandi nel 1941 in piena era fascista, laddove la settima Disposizione transitoria finale della Costituzione prevede espressamente che "l'ordinamento giudiziario dovrà essere conformato alla Carta costituzionale" il che equivale a dire che gli stessi padri costituenti avevano previsto che il modello Grandi dovesse essere ripudiato proprio in ossequio al nuovo assetto costituzionale.
Ridicola, inoltre, è l'accusa di “sconvolgimento” della Costituzione in quanto si interverrebbe su 7 norme della stessa. A parte che la Carta costituzionale è stata oggetto dal '48 ad oggi di 16 interventi di modifica, rimane il fatto che le norme modificate sono sostanzialmente solo 2 (artt. 104 e 105), laddove tutte le altre (87, comma 10, 102, comma 1, 106, comma 3, 107, comma 1, 110, comma 1) rappresentano solo delle disposizioni di coordinamento rese necessarie dalla duplicazione del CSM e dalla istituzione dell'Alta Corte Disciplinare.
Altro che attentato alla Costituzione!
Non meno priva di fondamento è la pretesa di assegnare a questa riforma l'effetto di erodere il principio di autonomia e di indipendenza della Magistratura che, invece, viene espressamente ribadito ed esplicitamente riferito anche all'ufficio del pubblico ministero.
Autonomia e indipendenza perfettamente compatibile con l’introduzione del meccanismo del sorteggio nella composizione del CSM e dell’Alta Corte Disciplinare trattandosi di una innovazione legislativa orientata a smantellare il sistema correntizio peraltro già esistente nel nostro ordinamento in relazione alla composizione della Corte di Assise (6 giudici popolari estratti a sorte) e del Tribunale dei Ministri (3 magistrati estratti a sorte).
Nessuno sconvolgimento ma adeguamento costituzionale ai principi del giusto processo che vuole il Giudice, oltre che imparziale, terzo rispetto al Pubblico Ministero e alla difesa.
Liberati dai piombi della ideologia e dell'opportunismo politico si saluti, dunque, questa riforma come principio di civiltà e di completamento della Costituzione che così riformata sarà ancora di più la più bella del mondo!
Comitato Cittadini per il Si | Avv. Federico Bagattini
