gonews.it

Referendum giustizia, Melio (Pd): "Per la prima volta non ce la faccio ad andare a votare"

Iacopo Melio

Iacopo Melio

Il consigliere regionale ha spiegato di avere una brutta influenza e fatto il punto sul voto a domicilio: "Intrasportabilità temporanea impossibile da prevedere con largo anticipo"

"Per la prima volta non andrò a votare". Inizia così un lungo post che il consigliere regionale Iacopo Melio ha pubblicato tramite le sue pagine social nel primo giorno del voto per il referendum sulla giustizia. "Da mercoledì si è aggiunta una bruttissima influenza con i miei conseguenti problemi respiratori. Ho votato con la mascherina il 20 settembre 2020, uscendo nonostante l’alto rischio Covid, per le regionali in Toscana. Ho perfino votato alle politiche del 25 settembre 2022 dal Centro Don Gnocchi di Firenze, - racconta Melio - dove ero ricoverato un mese dopo l’operazione della tracheostomia, quando mettere una croce non era proprio in cima alle mie priorità".

Il consigliere Pd, proveniente dal territorio dell'Empolese Valdelsa, ha così deciso di spiegare il perché non ha votato: "Stavolta però non ce la farò e allora ho deciso di raccontarlo per tre motivi. Il primo è la trasparenza: ho un impegno verso oltre 11.000 cittadine e cittadini che mi hanno dato fiducia permettendomi di entrare nel Consiglio regionale della Toscana, perciò da rappresentante delle Istituzioni ritengo doveroso che si sappia. Il secondo, per provare a far tacere (e lo dico senza inutili pietismi) questo sottofondo di senso di colpa perché resterò sempre un cogl**ne di idealista che crede nella gentilezza di una matita indelebile come l’antifascismo.
E poi il terzo, quello forse più importante: perché non lo trovo giusto, per me ma soprattutto per troppe altre persone che vorrebbe esercitare a pieno un loro diritto. Mi spiego…

1) Il voto a domicilio è concesso se ci sono "condizioni di intrasportabilità", nemmeno con mezzi speciali, e/o "dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali" (io, al momento e spero per sempre, a cose normali mi ventilo di notte, mentre quando sto male la maggior parte delle ore).

2) Solo in questi casi, per ottenere il voto a domicilio, occorre presentare una domanda scritta al proprio Comune con un Certificato medico della ASL che attesti "la grave infermità", e la conseguente impossibilità di lasciare l’abitazione, spesso almeno 60 giorni prima del voto.

Tutto giusto, ma dovremmo includere anche le situazioni borderline come la mia, in cui oggi stai bene, domani benino e fra tre giorni potresti ritrovarti per un po’ di tosse a rischiare di tirare il calzino prima di poter vedere i tuoi oppositori politici godersi la pensione (e questa sarebbe tra le top 3 cose che più mi dispiacerebbero del morire). In certi casi non si parla di banali malanni, eppure l’intrasportabilità è più che accertata anche se temporanea, e dunque impossibile da prevedere con così largo anticipo".

Poi aggiunge: "Quando inizieremo a pensare davvero ai caregiver? Perché quello dei miei genitori di poter andare a votare a turno, assistendomi in modo alternato, è un lusso che non tutte e tutti possono permettersi. Magari perché si è soli o magari perché occorre una doppia presenza.
Mi si dirà che in questi casi "ci sono altre priorità", eppure non sono d’accordo perché chi vive una disabilità o una malattia, direttamente o indirettamente, ha il diritto e il dovere di scegliere quelle politiche che ritiene più rispettose delle sue necessità proprio per provare a cambiare determinate condizioni.
Perciò adesso penso a rimettermi in sesto, - conclude - e ci vorrà ancora un po’ (lo dico per tutti gli appuntamenti che erano previsti in questi giorni), ma poi torneremo a rompere le scatole anche su questo punto con l’obiettivo di migliorarlo, perché la democrazia non può essere un privilegio e dobbiamo ribadirlo forte e chiaro.
Buon voto a tutte e a tutti".

Exit mobile version