Memoria, a Birkenau il corteo degli studenti toscani nel segno di pace e antifascismo

Una fiumana di studentesse e studenti toscani ha percorso ieri, 24 marzo, silenziosa e commossa il viale alberato nel campo di sterminio Birkenau che da quel che resta dei forni crematori porta al momumento alla memoria delle vittime. Il corteo del Treno della Memoria 2026, aperto dal gonfalone della Regione Toscana, con ragazze e ragazzi delle scuole toscane, rappresentanti delle comunità deportate e associazioni antifasciste ha portato così un messaggio di vita e speranza in un luogo di morte. Con la delegazione toscana presenti anche Andra e Tatiana Bucci, che all’orrore di quel campo, vissuto allora sulla propria pelle di bambine, sono sopravvissute.
Ad aprire uno dei momenti simbolici più attesi del viaggio – iniziato lunedì 23 marzo, con la partenza del Treno dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella – la deposizione della corona d’alloro al monumento internazionale che ricorda, con 23 lapidi in altrettante lingue (quelle di tutti i deportati), coloro a cui è stata strappata la vita a Birkenau. A compiere il gesto l’assessora all'istruzione e cultura della Memoria Alessandra Nardini.
“Per me è un'emozione davvero incredibile e anche una grande responsabilità, rappresentare una Regione che, da anni, ha scelto di difendere e di promuovere la Memoria, di rinnegare e contrastare qualsiasi forma di antisemitismo, di razzismo, di discriminazione, di negazione di libertà e di diritti – ha detto l’assessora –. La Toscana promuove da sempre uguaglianza e non lascia spazio a tentativi di negazionismo e di revisionismo. Oggi essere qua significa soprattutto mandare un messaggio forte, potente: un messaggio di pace. Alle ragazze e ai ragazzi abbiamo chiesto di essere, come ricorda la nostra senatrice Liliana Segre, "sentinelle di Memoria" e, accanto a questo, costruttrici e costruttori di pace, a maggior ragione alla luce del drammatico scenario internazionale che stiamo vivendo. Oggi abbiamo avuto ancora una volta il privilegio di essere accompagnati in questo pellegrinaggio laico dalle sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute all’orrore che qui si è consumato – ha ricordato Nardini –. Poter ascoltare la loro testimonianza in questo luogo di dolore che racconta la pagina più buia e vergognosa, l'abisso più profondo toccato dall'umanità, è una straordinaria emozione, lo è stata per tutte e tutti noi e sono certa che avrà segnato per sempre queste ragazze e questi ragazzi”.
Dopo la deposizione della corona, Fiorello Miguel Lebbiati, rappresentante della comunità rom, ha recitato il padre nostro in lingua romani, mentre il presidente del Parlamento degli studenti toscani Sergio Angarano ha letto una preghiera di padre Maria Turoldo sul valore della pace. Ha rivolto poi il suo saluto alle studentesse e agli studenti Ugo Caffaz, consigliere per le politiche della Memoria della Regione, storico promotore del treno.
Infine spazio all’orazione di Andra e Tatiana Bucci, che durante la mattinata hanno accompagnato le ragazze e i ragazzi nella visita del campo di sterminio, proprio lì dove vissero nella baracca dei bambini, scelte dal dottor Josef Mengele per i suoi esperimenti.
“Per le guerre che sono in corso oggi muoiono troppi bambini – ha detto Tatiana Bucci – muoiono in ogni parte del mondo e non ce ne rendiamo abbastanza conto. E perché vengono uccisi? Perché sono il futuro e uccidendo i bambini quindi si uccide il futuro. Anch’io ero una bambina quando sono stata qui – ricorda –, forse anche per questo sono particolarmente preoccupata per quello che sta succedendo ai più piccoli in tutto il mondo. Quando sono arrivata a Birkenau avevo poco più di 6 anni, non mi rendevo conto di quello che stavo vivendo. E adesso vorrei che le cose cambiassero e che potessimo possiamo finalmente vivere in pace. È questo quello che vorrei. E credo che accettare il diverso ci aiuterebbe molto”.
“Siete tutti miei nipoti – ha detto alle studentesse e agli studenti toscani Andra Bucci –. Sono proprio i ragazzi, con la loro curiosità, che mi spingono a tornare qui quasi ogni anno – ha poi spiegato –. Ho sempre pensato da quando abbiamo cominciato nel 2004/2005 a dare le testimonianze che fosse giusto ricordare proprio perché il mondo doveva capire di non rifare gli stessi errori. Anche se in questo ultimo momento a volte sento che la nostra fatica è stata vana, perché di guerre ce ne sono tantissime, di bambini ne muoiono tantissimi, e sembra proprio ci sia un’indifferenza totale del mondo. Ma è proprio per questo che è giusto continuare a parlare, a raccontare e far sì che i giovani possano ancora ascoltare”.
Fonte: Regione Toscana
