Caffaz: "Il treno della memoria è ripartito e deve continuare a viaggiare"

Tre giorni intensi tra le storie e gli orrori dei campi di sterminio (due ancora prima del ritorno a Firenze il 27 marzo) e una grande soddisfazione.
E’ contento Ugo Caffaz, cuore e testa del Treno della memoria toscano, esponente della comunità ebraica, lui che nel 2002 il Treno della memoria l’ha inventato ed oggi è consigliere per le politiche della memoria della Regione. Sorride e gli sorridono gli occhi, dopo l’incontro fiume di oltre quattrocento ragazze e ragazzi delle scuole superiori e quaranta universitari con le sorelle Bucci, sopravvissute a Birkenau: due ore intense, un racconto in punta di piedi ma carico di emozioni che a tratti Andra e Tatiana sanno rendere leggero ma mai banale, i volti degli studenti (e non solo) più volte rigati dal pianto, le penne che corrono sui taccuini e le dita sugli schermi dei cellulari le parole che fanno a pugni con lo stomaco ed irrigidiscono ogni muscolo, la voglia di stringersi in un grande abbraccio e il finale in musica e in un ballo di comunità e fratellanza, cullati dalle note rom e sinti dell’Alexian Group di Santino Spinelli che dal Quattrocento hanno attraverso tutta l’Europa.
E’ contento Ugo Caffaz perché il treno della memoria finalmente, dopo il 2019 e undici viaggi, è ripartito, finanziato con i fondi europei Fse+ 2021-2017. E’ contento per la risposta arrivata dai ragazzi: “migliori forse, se è possibile, di altre volte, con un’attenzione, una partecipazione emotiva e una voglia di conoscere incredibili”. E’ contento per la speranza che questi giovani offrono al presente e al futuro.
“Di questo viaggio – commenta, tirando le somme - sentivamo veramente il bisogno come Regione. Il Treno della memoria l'abbiamo inventato noi in Toscana, poi l'hanno copiato tanti, e siamo gli unici che fin dalla prima edizione abbiamo parlato di tutte le deportazioni: non solo di quella degli ebrei ma anche dei deportati politici, dei testimoni di Geova, dei soldati italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre dissero no alla Repubblica di Salò e diventarono internati militari, degli omosessuali, dei rom e sinti, dei disabili e di tutti coloro che nazisti e fascisti consideravano diversi e pericolosi. In Toscana abbiamo anche accolto il memoriale italiano sfrattato nel 2015 da Auschwitz. Mi dispiace per la ministra Roccella, che parla di gita. Non è una gita: i ragazzi partono ridendo e tornano piangendo”.
L’auspicio è che il Treno, ora che è ripartito, possa ogni due anni tornare a portare centinaia di ragazzi a prendere coscienza di cosa furono i campi di sterminio.
“Abbiamo la fortuna di avere le sorelle Bucci (deportate bambine a Birkenau e scampate alla morte ndr), che in questi giorni sono state straordinarie, rendendo questo viaggio unico” annota. Ma anche quando di sopravvissute e sopravvissuti ai campi non ci fosse più nessuno, rimarranno come testimoni diretti i luoghi, gli oggetti, i documenti, le testimonianze scritte e registrate e il Treno della memoria, spiega, non perderà il suo valore.
Hitler e i nazisti non sono andati al governo con un colpo di Stato. “Dalla democrazia – ragiona Caffaz – può nascere anche la cattiveria. Conoscere è indispensabile: ll mondo è in guerra, ci sono 56 conflitti in corso e del Treno della memoria c’è dunque bisogno. Occorre che la parte buona della politica coltivi il dibattito: questi giovani sono pronti”.
Eppure c’è chi ancora nega e dice che i campi di sterminio non furono quello che si racconta. “Primo Levi – ricorda Caffaz – si è suicidato a causa dei negazionisti. Io l'ho incontrato a novembre 1986, era già distrutto e nell’aprile del 1987 si è suicidato”.
“I testimoni diretti – conclude – sono rimasti pochi: bisogna andare avanti, leggere, studiare e conoscere: si commemorano i morti (ed è giusto) ma solo commemorare non serve. L’importante è conoscere: lo devono fare non solo i giovani ma anche gli adulti”. Ed è lo spirito che da sempre ha animato il Treno della memoria toscano
Fonte: Regione Toscana