Carnevale Medievale Sancascianese: I capicontrada svelano i temi delle rappresentazioni

C’è tanta attesa per la quattordicesima edizione del Carnevale Medievale Sancascianese che inizia a scaldare i motori con le emozioni dei volontari e delle volontarie. Nel quartier generale del Ponterotto, il capannone comune dove le Contrade stanno portando a termine le loro creazioni e allestiscono le prove degli spettacoli, la vita di contrada, il lavoro artigianale, la genialità creativa pullulano più che mai in vista della fatidica domenica, il 29 marzo, in cui la tenzone narrativa, ispirata al grande libro del Medioevo andrà in scena secondo le cinque diverse rivisitazioni di Cavallo, Gallo, Giglio, Leone e Torre. Avvolti dalla fibrillazione di queste atmosfere corali, i capicontrada cedono alla tentazione di rivelare i loro assi nella manica, i temi, i personaggi, le narrazioni che andranno in scena lungo le mura medievali di San Casciano.
La messa in scena del Cavallo rievoca l’identità storica e culturale di San Casciano in Val di Pesa, affondando le radici nel periodo medievale, attorno alla metà del 1300, quando il borgo cominciava a definirsi come comunità strutturata. L'armonia regnava tra il popolo fino all'incursione di Fra' Moriale, avventuriero, franco cavaliere, uomo ardito e famoso capitano di ventura. Egli fu uomo d'arme di origine provenzale ex monaco-cavaliere ospedaliere di San Giovanni, datosi alla più redditizia vita di rapina. “Questa figura storica ci ha colpito particolarmente per la sua drammatica contemporaneità – dichiara il capocontrada Marco Niccolini - la nostra storia è quella di ogni comunità: la necessità di custodire la propria sicurezza e, insieme, identità e appartenenza”.
La forza del Leone si esprime attraverso una narrazione che attinge al pozzo della Storia. La narrazione ‘ruggente’ rievoca in forma leggendaria l’origine della Carta di Fabriano nel XIII secolo, ponendo al centro l’invenzione della filigrana come punto d’incontro tra tecnica e visione. Ispirato da un viandante portatore della carta come “memoria fatta d’acqua”, il giovane mugnaio Giano riesce a trasformare stracci e acqua in fogli resistenti e leggeri, ma inizialmente privi di anima. È solo attraverso un’intuizione notturna, che egli comprende come imprimere nella carta un segno invisibile: la filigrana. “Il nostro messaggio – rimarca la capocontrada Genziana Bonaccorso - è orientato ad affermare che il vero valore di un’opera risiede nel segno invisibile dell’ingegno umano”.
Il Gallo punta sul mito del racconto tramandato oralmente, dai contorni fiabeschi. Lo spettacolo è incentrato su una leggenda medievale che ha quale protagonista una pianta simbolo della Toscana: l’ulivo. La narrazione racconta il viaggio di un figlio attraverso la memoria, il pregiudizio e la conoscenza, intrecciando fiaba popolare, rito sacro e mito rurale. Da bambino, il protagonista ascolta dalla madre la leggenda di un ulivo nero e contorto, temuto dalla comunità perché ritenuto dimora di streghe e presagio di male. “La madre insegna al figlio una lezione destinata a germogliare nel tempo – commenta il capocontrada Francesco Donati - l’ignoranza ferisce più della lama e il giudizio nato dal terrore acceca l’anima.
La Contrada che profuma orgogliosamente di Giglio scommette sul fascino di una figura senza tempo: San Francesco e la sua opera più celebre, il Cantico dei Cantici, composta 800 anni fa. La rappresentazione dipana le vicende di Perseppio dei Donni, un nobile discendente da una stirpe di cavalieri, e della sua famiglia. La vita di quest’uomo cambierà radicalmente con il ritrovamento del Cantico delle Creature di San Francesco. “La lettura – rivela la capocontrada Elisa Ferruzzi - dei versi di un canto che continua a meravigliare tocca nel profondo l'animo del nobile, portandolo ad un cambiamento interiore e a una nuova visione del mondo, basata sulla pace e sul perdono anziché sull'odio”.
La Contrada della Torre si fa protagonista di una storia che lega il passato al presente, intrisa di un profondo senso di attualità, in bilico tra realtà e fantasia. Una storia che immagina la Misericordia assumere un ruolo centrale ed apparire in una visione mistica all’inquisitore Pietro da Verona, intento a debellare l'eresia con le armi, con lo scontro tra cristiani e catari. La Misericordia esorta Pietro a rivedere il suo operato e ad approcciarsi alla sua missione evangelica con spirito nuovo. “E’ così che il protagonista – fa sapere il capocontrada Michele Corti - inizierà a prendersi cura di quelli che fino a poco prima aveva visto come nemici, dando vita alla prima Misericordia della storia, quella di Firenze".




Fonte: Associato del Chianti Fiorentino - Ufficio Stampa