"Esprimiamo piena solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti che oggi scioperano per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, fermo da dieci anni. È una vertenza che riguarda tutti e tutte, non solo chi è direttamente coinvolto.
Quando si parla di contratto scaduto, si parla di lavoratrici e lavoratori costretti a produrre sempre di più — su più piattaforme, con ritmi sempre più serrati, in redazioni sempre più svuotate — a fronte di retribuzioni che l'inflazione ha eroso fino al 20% del potere d'acquisto reale. Non è una questione di categoria: è la fotografia di ciò che il mercato ha fatto al lavoro dipendente ovunque, quando si è lasciato che fosse il ricatto economico a dettare le condizioni.
Vale la pena fermarsi sulla narrazione che gli editori hanno scelto di opporre allo sciopero. Parlare di "privilegi non più sostenibili" mentre si ricevono sgravi, contributi e fondi pubblici è una contraddizione che non può passare inosservata. I privilegi esistono, ma appartengono a chi ha il potere di definire le regole del gioco — non a chi lavora dentro una redazione. Visti i dati delle vendite dei quotidiani cartacei e il forte impatto del digitale, sempre più dominato da algoritmi, grandi colossi e monopoli, viene da pensare che alla fine avere personale sempre più precario nel mondo dell'informazione sia un obiettivo preciso.
C'è poi una questione che va oltre il perimetro delle rivendicazioni di natura sindacale e contrattuale, e che ci riguarda come cittadinanza. Un giornalismo economicamente ricattabile non è un giornalismo libero. Un'informazione che non riesce a garantire autonomia e dignità a chi la produce non può garantire pluralismo e indipendenza a chi la consuma. La Costituzione — all'articolo 21 come all'articolo 36 — non lascia spazio a interpretazioni: il lavoro va retribuito in modo proporzionato, e la libertà di stampa va protetta nella sua sostanza, non solo nella sua forma.
Chi sta nelle istituzioni spesso si appoggia su un sistema in cui si preferisce avere visibilità, per un ritorno elettorale diretto, rispetto a collaborare per garantire trasparenza, partecipazione e dibattito approfondito.
La crisi dei partiti e della politica, così come quella dei corpi intermedi, è la stessa crisi in cui si trovano le giornaliste e i giornalisti, insieme a tutte le professionalità coinvolte nel comparto. Per questo apprezziamo e ringraziamo l'ufficio stampa di Palazzo Vecchio, che ha deciso di non pubblicare note in Rete Civica oggi".
Dmitrij Palagi - Sinistra Progetto Comune
