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Keu, FdI Empoli: "Vicenda che la Toscana non può archiviare"

Dopo l'aggiornamento sull'inchiesta il commento del coordinamento di Fratelli d'Italia: "Controlli, verità giudiziaria, tutela dei territori. Dovere della politica non è difendersi, è dare risposte"

La vicenda KEU non può essere letta soltanto come una grande inchiesta giudiziaria, né soltanto come una polemica politica, né soltanto come un tema ambientale. È, in realtà, l’intreccio di tutte e tre queste dimensioni. Ed è proprio questo il punto da cui bisogna ripartire. La relazione della commissione d’inchiesta del Consiglio regionale, nata dopo l’indagine esplosa nell’aprile 2021, ricostruisce infatti un quadro che affonda le sue radici negli anni precedenti, richiamando segnalazioni e criticità già emerse dal 2018 e ricordando anche come l’Autorizzazione Integrata Ambientale fosse, per sua natura, uno strumento più stringente sotto il profilo del monitoraggio e del controllo.

Il primo tema, dunque, è politico. E su questo piano la lezione del KEU è severa. Quando una vicenda del genere matura nel tempo, vuol dire che qualcosa non ha funzionato nella catena tra autorizzazioni, controlli, verifiche e assunzione di responsabilità istituzionale. Non basta dire che il quadro era complesso, perché proprio nei casi complessi servono più vigilanza, più trasparenza e più capacità di intervenire prima che il problema esploda. La stessa Regione, nel 2024, ha continuato a parlare di una materia tecnicamente e amministrativamente complessa: ma la complessità non può mai diventare un alibi politico. Al contrario, dovrebbe imporre un surplus di
prudenza, di rigore e di chiarezza verso i cittadini.

Il secondo tema è giudiziario, e qui serve serietà. L’aggiornamento più recente dice che il GUP di Firenze, il 28 marzo 2026, ha ridimensionato una parte importante dell’impianto accusatorio originario: è caduta l’ipotesi di associazione per delinquere, mentre restano contestazioni come smaltimento illecito e corruzione elettorale, con il procedimento diviso tra i tribunali di Pisa e Arezzo. Questo impone un principio di civiltà giuridica che non va mai dimenticato: le accuse non sono sentenze e il garantismo vale sempre. Ma proprio per questo bisogna essere altrettanto netti nel dire l’altra metà della verità: il ridimensionamento di una parte dell’accusa non cancella il problema politico e amministrativo che la vicenda ha fatto emergere, né cancella la gravità di ciò che resta oggetto di processo. Sarebbe sbagliato usare il garantismo come una scorciatoia per rimuovere ogni domanda sulle responsabilità pubbliche.

Il terzo tema è ambientale, ed è quello che riguarda più direttamente i territori e le comunità locali. Qui serve evitare due errori opposti: l’allarmismo indistinto e la minimizzazione. Nel caso della SR 429, che tocca direttamente Empoli, ARPAT ha chiarito che, allo stato dei monitoraggi pubblicati nel 2023, non risultava una contaminazione delle acque sotterranee e superficiali attribuibile all’uso di aggregati contenenti KEU; ma la stessa ARPAT ha anche rilevato, nel rilevato di Brusciana, importanti superamenti nei materiali solidi e ha indicato nell’eluato dell’aggregato una sorgente di potenziale contaminazione, pur escludendo in quel momento una lisciviazione tale da generare una nuova contaminazione della falda. Tradotto in termini politici: non c’è spazio per chi voleva banalizzare tutto, ma non c’è neppure spazio per chi racconta il quadro come se ogni sito fosse uguale all’altro. La verità, come spesso accade, è più seria e più impegnativa: servono monitoraggi continui, dati pubblici e interventi coerenti con la reale condizione di ciascun sito.

Per Empoli questo ragionamento vale ancora di più. Il nostro territorio non ha bisogno di propaganda, ma di garanzie. Il Comune, nel marzo 2024, ha annunciato la costituzione di parte civile nel processo e ha richiamato la necessità di continuare il monitoraggio ambientale e sanitario attraverso gli enti competenti. È una scelta che va nella direzione giusta, ma non basta da sola a chiudere la questione. Il punto politico vero è un altro: i cittadini devono poter sapere, con continuità e senza opacità, che cosa è accaduto, quali materiali sono stati utilizzati, quali verifiche sono state fatte, quali rischi siano stati esclusi e quali cautele rimangano necessarie.

Come Fratelli d’Italia Empoli riteniamo quindi che la vicenda KEU lasci una triplice consegna alla politica toscana. La prima: i controlli ambientali e amministrativi non possono essere deboli, intermittenti o tardivi. La seconda: la ricerca della verità giudiziaria deve proseguire con rispetto delle garanzie, ma senza trasformare i ridimensionamenti processuali in assoluzioni politiche automatiche. La terza: la tutela dei territori deve restare al centro, con monitoraggi indipendenti, piena trasparenza e una linea di rigore assoluto verso ogni forma di gestione opaca dei rifiuti. Perché quando entrano in gioco ambiente, salute pubblica e fiducia nelle istituzioni, il dovere della politica non è difendersi. È dare risposte.

Fonte: Coordinamento Fratelli d’Italia Empoli

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