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"La sinuosa carezza del colore", Sincresis mette in mostra le opere di Luca Giacobbe

"La sinuosa carezza del colore" è la prossima mostra di Sincresis a Empoli, con le opere di Luca Giacobbe. L'appuntamento con l'inaugurazione, in occasione del ventennale dell'associazione attiva dal 2006, è sabato 11 aprile alle 17.30 presso la sede di via della Repubblica. Presente l'artista al taglio dell'esposizione, visitabile fino al 6 giugno, oltre alla presentazione del libro di Matteo Innocenti "Filosofie dell'arte contemporanea. In dialogo con le opere" (Edizioni Mimesis).

La mostra di Luca Giacobbe

Forme che gravitano e si condensano nello spazio totale, frammenti materici in aggregazione dinamica combinati in sottili e delicati equilibri, secondo un’intenzionalità strutturale che applica il principio di variazione e modulazione per creare composizioni sempre diverse, evitando di seguire una regola fissa e lasciando aperta la via del caso. L’itinerario creativo intrapreso fin dalla metà degli anni Ottanta da Luca Giacobbe si volge verso l’elementarità con un approccio lirico orientato a proporre un universo pittorico ab origine che nel tessuto del supporto emerge come una preistoria mentale. Quest’ultima non si rapporta e non intesse legami con la realtà sublimata, ma ricerca nuove topologie generate dal pensiero come costruzioni naturali, “sviluppate esclusivamente a partire dalla loro realtà interna”, come indicava a suo tempo Max Bill, nell’ambito della sperimentazione orientata verso il concretismo.

Nell’opera di Luca Giacobbe si percepiscono indizi del passaggio dall’astrazione, basata su un processo di riduzione ed essenzializzazione della realtà naturale (ab trahere), all’arte concreta, in cui forme assolute e di tenuta autonoma campeggiano sulla tela, come una rimeditazione capace di embricare ragione e sentimento. Ricordiamo a tale proposito le parole di Osvaldo Licini rese manifeste nel 1935: “Dimostreremo che la geometria può diventare sentimento, poesia più interessante di quella espressa dalla faccia dell’uomo. Quadri che non rappresentano nulla, ma che a guardarli procurino un vero riposo per lo spirito”. Quasi per processo inverso, le forme di Luca Giacobbe procedono dal pensiero conducendo l’osservatore a trovare appigli con un mondo naturale primigenio, interrogandosi per scoprire fino a che punto emergano da un fondo archetipico o dalla memoria involontaria, anche se, in verità, scaturiscono da una relazione profonda che si innesca tra ambedue, estrinsecando ‘tracce’, ‘figure’, ‘presenze’, ‘emblemi’ che stimolano risonanze e spunti simbolici. Così gli elementi autosignificanti permettono di stabilire relazioni, di innescare processi, alimentate dal colore energia che diffonde luce nello spazio. L’artista predilige i gialli, gli arancionati, le terre che alimentano con il loro valore timbrico e la corposità oleosa un possibile rapporto con l’organico e che, abbinati talora al rosato, all’azzurro o al nero, in una pittura di pura immaginazione, creano dei ritmi interni, suggeriscono sospensioni, equilibri precari. Al tempo stesso le linee, quasi sporadiche, che emergono per negazione sulla superficie dipinta, diventano costruttive, dinamiche e strutturali; si rivelano attraverso le stesure sovrapposte, ondeggianti come la sinuosa carezza di una bacchetta che sollecita la corda di un violino. Producono uno scarto rispetto ad una logica concertata suscitando vibrazioni emotive. Segni, punti, come buchi casuali che lasciano intravedere una stesura cromatica diversa da quella sovrastante, diventano macchie che indagano lo spazio in espansione della tela.

Rispetto all’autosignificanza, all’autoreferenzialità nella sua pittura emerge sempre la libera creazione, come commistione tra due anime, l’una razionale e l’altra fantastica, in un prezioso contrappunto, lasciando spazio ad armonie interne, che non discendono o si esprimono in base ad una organizzazione a priori. Citando le parole di Fausto Melotti espresse nel 1984: “Occorre questo fondamento interno dell’armonia e del contrappunto che il compositore deve conoscere ed avere dentro di sé. Poi a un certo momento entra la grazia”. Anche se Luca Giacobbe disconosce o ignora questo ‘fondamento interno’, in verità, si estrinseca liberamente nella sua opera, tra rigore e poesia. La ‘teoria’ di lavori di piccole dimensioni proposti in mostra si presta alla contemplazione, alla visione silenziosa, invita ad ascoltare il dialogo che ciascuno intesse con lo spazio; come i ‘libri’ aperti realizzati dall’artista nel corso degli anni, unitamente alle sue creazioni pittoriche su ampi supporti, nelle nuove sperimentazioni, senza soluzione di continuità con le precedenti, la materia, tattile e compatta, si rende soglia e lascia affiorare l’intangibile.

Orario: da martedì a sabato 17,00 – 19,30 e visite su appuntamento

SINCRESIS

Via della Repubblica nn. 52/54 Empoli Tel. 0571 73619

11 aprile – 6 giugno 2026

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