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Mobilitazione dell'Associazione Luca Coscioni: "Governo ritiri proposta di legge sul fine vita"

La campagna nazionale anche in Toscana, che insieme alla Sardegna ha approvato la legge regionale

L'Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna che si terrà in oltre 100 piazze di 80 città in Italia per chiedere "al Governo Meloni il ritiro definitivo della proposta di legge sul fine vita". Una mobilitazione nazionale, che si svolgerà fino al 19 aprile con volontari e volontarie presenti anche in Toscana (Qui la mappa), per chiedere "al governo di ritirare la proposta di legge sul fine vita che tiene paralizzato il Senato dall'inizio del luglio scorso e per rilanciare l'approvazione di buone regole regionali in materia, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha confermato la competenza delle Regioni in materia. Parallelamente chiediamo che sia rispettato il diritto dei cittadini a essere informati sui loro diritti" ha detto Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, in conferenza stampa. "L'obiettivo non è solo introdurre nuove norme, ma anche garantire il rispetto di quelle già esistenti".

Ricordato che Toscana e Sardegna "hanno già approvato una legge regionale per ottenere tempi certi e procedure chiare sul suicidio assistito" in altre quattro regioni "ovvero Calabria, Lazio, Lombardia e Piemonte, tra fine aprile e inizio maggio ripartirà la raccolta firme per depositare le proposte di iniziativa popolare nei consigli regionali" ha sottolineato Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale. In alcune regioni l'iter è in discussione, mentre in altre dove è stata respinta o la proposta è caduta per il rinnovo dei consigli regionali, l'Associazione ha annunciato che si riattiverà.

"Mentre in Parlamento resta bloccata la proposta di legge del Governo Meloni che restringe drasticamente i diritti oggi esistenti, cresce nel Paese la richiesta di regole chiare sul fine vita" affermano dall'Associazione Luca Coscioni. "In assenza di una legge nazionale, resta infatti in vigore quanto stabilito, con valore di legge, dalla Corte costituzionale con la sentenza sul caso Cappato–DJ Fabo, e le successive sentenze, che hanno stabilito il diritto di accedere l’aiuto al suicidio da parte del Servizio sanitario nazionale in presenza di specifiche condizioni".

"In Italia grazie alla sentenza della Consulta 20 persone hanno già ottenuto il via libera dal Servizio sanitario nazionale, in 14 hanno effettivamente avuto accesso all’aiuto alla morte volontaria, spesso dopo lunghi percorsi giudiziari", ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. "Nessuna di queste avrebbe potuto farlo se la proposta di legge del Governo fosse stata in vigore: invece di semplificare, introduce ostacoli che renderebbero l’accesso di fatto impossibile. Nel dettaglio, la proposta: elimina il ruolo dei medici del Servizio sanitario nazionale, sostituendoli con un comitato di nomina governativa; limita l’accesso ai soli pazienti dipendenti da macchinari; svuota di valore le disposizioni anticipate di trattamento; introduce l’obbligo di passaggio in tribunale anche in presenza dei requisiti".

Con la mobilitazione in corso, l’Associazione Luca Coscioni rilancia tre richieste: "Il ritiro del testo governativo; l’avvio di un confronto parlamentare libero anche sulla base della proposta di legge popolare "Eutanasia Legale"; l’adozione, da parte delle Regioni, di procedure certe e tempi rapidi per garantire i diritti già riconosciuti".

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