Spazio, un crostaceo microscopico lanciato sulla ISS per svelare gli effetti genetici sui discendenti

Sei mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, poi il ritorno sulla Terra. Non parliamo di astronauti, ma di cisti di artemia salina — un crostaceo microscopico che potrebbe aiutare la scienza a capire uno dei grandi interrogativi dell'era spaziale: lo spazio cambia il DNA? E se sì, quei cambiamenti si trasmettono ai figli?
A portare la domanda fin sulla ISS è l'Istituto Vinciano per le Scienze, con un esperimento imbarcato sul Falcon 9 partito nei giorni scorsi da Cape Canaveral, in Florida. Una presenza discreta, tra i tanti carichi della missione, ma scientificamente rilevante.
L'artemia salina è stata scelta per ragioni precise. È quasi indistruttibile: in forma di cisti secca può restare in uno stato di sospensione biologica per anni, per poi tornare in vita quando le condizioni lo permettono. Si riproduce in fretta, il che consente di studiare più generazioni in poco tempo. Ed è abbastanza semplice, dal punto di vista biologico, da rendere leggibili le tracce che l'ambiente lascia nel suo patrimonio genetico.
Quando i campioni torneranno sulla Terra, i ricercatori dell'Istituto Vinciano — in collaborazione con l'Università del Cile e il collega Esteban Araya Hermosilla — li analizzeranno con tecniche di genomica e biologia molecolare per cercare alterazioni genetiche ed epigenetiche. Alcuni esemplari verranno fatti riprodurre per osservare se quegli effetti passano alla generazione successiva, e a quella dopo ancora.
È proprio questo il punto più delicato della ricerca. Finora la scienza ha studiato soprattutto cosa lo spazio fa al corpo di chi ci vive — muscoli, ossa, sistema cardiovascolare. Ma cosa lascia nel corredo genetico, e cosa di quel corredo viene trasmesso? È una domanda che nessuno ha ancora saputo rispondere in modo soddisfacente, e che diventa urgente nel momento in cui agenzie spaziali e aziende private iniziano a parlare seriamente di colonie permanenti su Luna e Marte.
Perché non si tratta solo di astronauti in missione. Si tratta di capire se esseri umani — e le piante e gli animali di cui avrebbero bisogno per sopravvivere — potrebbero nascere, crescere e riprodursi lontano dalla Terra senza conseguenze biologiche impreviste per le generazioni a venire. Un crostaceo grande pochi millimetri, in orbita a quattrocento chilometri dalla Terra, per provare a rispondere.
Fonte: Istituto Vinciano per le Scienze