Stragi naziste, altri due risarcimenti per le vittime del Padule e delle deportazioni di Montelupo

Il palazzo di giustizia di Firenze
Due vite spezzate dalle stragi e dalle deportazioni naziste che oggi, 81 anni dopo, trovano finalmente giustizia. Il Tribunale di Firenze ha infatti riconosciuto altri due importanti risarcimenti ai familiari delle vittime delle stragi naziste avvenute nel '44 nell'Empolese Valdelsa: il primo riguarda la fucilazione nel Vincio dello zio di due nipoti, allora adolescenti; il secondo la deportazione di un uomo di Montelupo Fiorentino, che morì in prigionia a Mauthausen. La notizia è stata riportata da La Nazione.
La prima storia riguarda quella di un uomo caduto vittima dell'eccidio nazista avvenuto nel Padule il 23 agosto 1944, dove persero la vita 184 persone. Fra queste c'era anche l'uomo che, a distanza di 81 anni, ha ricevuto finalmente giustizia in tribunale e per cui i due nipoti, all'epoca adolescenti, riceveranno un indennizzo di circa 149 mila e 152 mila euro. L'uomo venne ucciso dopo essere stato catturato insieme ad altri civili, mentre il padre dei due riuscì fortunatamente a scappare.
L'altra sentenza, invece, riguarda la deportazione di un padre di tre figli che all'epoca, sempre in quel sanguinoso 1944, lavorava nella vetreria Nardi. In quel momento c'era aria di rivolta tra la popolazione italiana che, stufa della guerra, manifestava contro il regime fascista e il Reich nazista. La repressione fu dura, tant'è che i fascisti consegnarono nelle mani dei soldati tedeschi alcuni degli scioperanti, per essere deportati nei campi e mettere a tacere il dissenso. Tra questi rastrellamenti, tra il 7 e l'8 marzo, finì anche il padre dei tre bambini, prelevato con l'inganno e poi deportato nei campi di concentramento insieme ad altri civili della zona. L'uomo venne trasferito nel lager di Mauthausen, dove rimase imprigionato in condizioni disumane fino alla morte, avvenuta il 31 marzo 1945. Per questa vicenda, il Tribunale di Firenze ha riconosciuto ai familiari un risarcimento superiore ai 500 mila euro, destinato al figlio del deportato.
Al di là della cifra, le sentenze rappresentano un altro significativo riconoscimento della sofferenza subita dalla famiglia e della brutalità delle deportazioni naziste.