Nelle sue tele vive la luce di Firenze in riva d’Arno all’Albereta, oggi parco fluviale e nell’Ottocento angolo lontano di una città desiderosa di essere ritratta com’era e non come avrebbe dovuto essere nei più convenzionali dipinti artistici. Giovanni Fattori, livornese, incisore e pittore della “Macchia” cercava nel vero il racconto della modernità affidandosi anche all’aiuto e all’amicizia sincera e spontanea della concittadina Anna Franchi, giornalista, romanziera e pioniera nell’attivismo per l’emancipazione femminile nel suo impegno per il diritto di voto, giusto salario e il pieno riconoscimento civile e politico delle donne. La Franchi dedica volentieri la sua penna combattiva a raccontar l’arte e soprattutto la vita dell’amico pittore in pagine piene di riferimenti personali e familiari che nel 1910 diventano una biografia anti letteraria intitolata semplicemente Giovanni Fattori.
“Un quadro della vita del pittore livornese – nelle parole di Eugenio Giani – che ritrae, per citare un altro toscano, quel senso di triste malinconia che accompagna certe scene de La bohème di Puccini: scanzonata vita di persone che fanno fatica a “riscuotere” e vivono la giornata cercando di mettere insieme il pane quotidiano con l’attività artistica. Teniamo sempre presente che le pagine di Anna Franchi parlano di un maestro assoluto, il primo che rompe lo schema della rappresentazione del reale secondo i canoni dell'arte figurativa, introducendo nella macchia, nella scomposizione della figura e nei soggetti uno stile che descrive e accompagna con la sua arte gli anni del Risorgimento e dell’Unità d'Italia”.
Il libriccino della Franchi, come lo chiamava Ugo Ojetti, maestro del giornalismo “d’arte” sulle colonne del Corriere della Sera agli inizi del Novecento, trova oggi una vita nuova nell’edizione di Giovanni Fattori, edita da Effigi e curata da Elisabetta De Troja, che ha insegnato Letteratura italiana all’Università degli studi di Firenze, presentato giovedì 16 aprile presso la sala Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati dalla stessa curatrice assieme al presidente della Regione Eugenio Giani, Lucia Bruni, giornalista e scrittrice, lo storico dell’Arte Federico Napoli, Marcello Verga, professore emerito presso l’Università degli studi di Firenze e Caterina Del Vivo, responsabile dell’Archivio storico del Gabinetto Vieusseux.
In poco più di cento pagine Anna Franchi, fra le prime donne italiane a scrivere come corrispondente e specialista di arti figurative, racconta l’amico Fattori in un ritratto dove le difficoltà economiche ed i mancati riconoscimenti degli ambienti artistici si accompagnano all’evoluzione della poetica realista influenzata dal gruppo dei Macchiaioli. C’è la Firenze di quegli anni, divenuta città di adozione per entrambi, l’amicizia con Diego Martelli, i rapporti con gli altri pittori e con un mercato poco ricettivo e sensibile al “nuovo” in un racconto dove sono i dettagli e anche le cose di poco conto a descrivere compiutamente il profilo di un’artista sempre lontano dal già fatto o visto.
“Nelle pagine di Anna Franchi – continua Giani - ci sono altri artisti macchiaioli, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, ma anche quel Carlo Lorenzini che si rifugiò dopo i sogni del Risorgimento nella letteratura per l'infanzia. Ritroviamo gli ambienti della Firenze Capitale d'Italia dove pochi speculatori si arricchiranno ai danni dei piccoli risparmiatori lucrando sui nuovi edifici di piazza Indipendenza ed i quartieri della città post unitaria, in un mondo che svanirà dopo la breccia di Porta Pia nel 1870”.
“Anna Franchi e Giovanni Fattori – spiega Elisabetta De Troja – erano strettamente uniti dalla loro identità di livornesi adottati da Firenze nei loro rispettivi talenti. A Firenze la Franchi impara il mestiere della scrittura rifugiandosi nelle sale della Biblioteca Marucelliana: diventerà pubblicista, poi giornalista e traduttrice, autrice di romanzi e anche corrispondente per varie testate estere. Fattori, a pochi metri di distanza, fa il professore di disegno all'Accademia. Due caratteri forti e rivoluzionari.
“La stima e l’affetto che li legano - continua Elisabetta De Troja - è tutta nella biografia della Franchi che racconta un Fattori visto di profilo e anche di sghembo, perché nelle sue pagine si parla di arte, ma soprattutto si parla di vita e del grande affetto dimostrato per questo amico con il quale molto spesso divide sofferenze e delusioni. Mai la Franchi lo vede contento, soddisfatto della sua arte, degli amici, dei riconoscimenti e della vita in generale”.
La nuova edizione della biografia recupera con accuratezza le pagine dell’edizione originale ed è corredata da una introduzione che spiega e rende immediatamente chiaro ed accessibile il testo originale, completato da note e commenti. Le ricerche fatte da Elisabetta De Troja per la nuova pubblicazione dell’opera sono inoltre riuscite a identificare anche i molti personaggi citati nell’edizione originale del 1910 solo con le iniziali del nome e cognome, come conveniva ai tanti poco desiderosi di essere “messi nel mezzo” dalla combattiva penna della Franchi, restituendo così tutta la ricchezza e la particolarità del contesto umano e culturale che gravitava attorno a Fattori. Ora in Giovanni Fattori fatti, persone e idee vivono e si muovono, nei locali e nelle strade di quella Firenze disincantata e impoverita dal trasferimento della Capitale a Roma negli anni fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, alla disperata ricerca di una nuova dimensione cittadina in sintonia con tempi.
Fonte: Regione Toscana - Ufficio stampa
