Addio a Silvano Rosi, pioniere della moda empolese

Empoli piange la scomparsa di Silvano Rosi, figura centrale del panorama della moda cittadino, venuto a mancare venerdì all’età di 95 anni. Nato nel 1931, Rosi ha rappresentato l'anima del boom economico del dopoguerra, contribuendo a trasformare Empoli in un polo d'eccellenza in Toscana per la produzione di abbigliamento.
Iniziò la sua carriera giovanissimo, ad appena 18 anni, insieme al fratello. Partendo dal nulla e lavorando inizialmente all'interno delle mura domestiche, riuscì a costruire una realtà produttiva che avrebbe segnato un’epoca.
Nel corso del tempo, l’azienda da lui fondata divenne una delle realtà più importanti del tessuto produttivo di Empoli, arrivando a dare lavoro a ben 280 dipendenti. Sotto la sua guida come amministratore e organizzatore generale, la fabbrica si specializzò in prodotti di alta gamma: dai celebri impermeabili ai cappotti, fino ai raffinati tailleur da donna. La sua visione lo portò a collaborare con importanti stilisti e a espandere il mercato ben oltre i confini regionali, con una forte presenza in Lombardia e a Milano.
Inoltre, Silvano ha dato un fondamentale contributo anche nel campo della tecnologia dell’informazione made in Empoli: è stato uno dei primi finanziatori del Gruppo Sesa ed ha fatto parte a lungo del consiglio di amministrazione dell’azienda IT.
Oltre al successo imprenditoriale, Silvano Rosi fu una figura di spicco nelle istituzioni locali, ricoprendo la carica di Presidente dell'Associazione Industriali di Empoli. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una personalità forte e intraprendente: a soli 19 anni, partì con un furgone carico di campionari alla volta della Sicilia per espandere i propri affari.
Uomo di passioni oltre che di lavoro, è ricordato come il primo giocatore di golf di Empoli.
“Silvano era un uomo minuto, ma dotato di una simpatia speciale e di uno sguardo furbissimo, che rivedo nel nipote Guglielmo. Sono stato fortunato ad averlo conosciuto e ad aver avuto anche la sua ammirazione” ricorda Simone Campinoti, amico di lunga data di Silvano.
“Numerose e ispiranti sono state le lunghe chiacchierate tra di noi sulla sua storia imprenditoriale, non sempre facile. Parlando con lui si capiva bene anche quando era iniziata la fine di tutto, dovuta in parte agli scioperi a gatto selvaggio. Quell’ultima stagione la viveva con dolore, ma allo stesso tempo aveva piacere di lasciarne testimonianza, già in parte emersa nella tesi di Margherita Marzi sulla storia della moda empolese, in cui non poteva non essere presente”.
“Molto deve ancora essere raccontato, ma forse non è ancora il momento. Io, parlando con lui, avevo già intuito che si trattava di una storia vera e importante, di cui lui era protagonista. Quando però gli proposi di scriverne un libro, mi fece promettere di non farlo almeno fino a dopo la sua morte”.
“Con Silvano il nostro territorio industriale perde una delle ultime colonne, testimone di un periodo straordinario del dopoguerra, difficilmente ripetibile. Per me se ne va un caro amico, un collega che, come me, è stato presidente di Confindustria: un grande presidente”.