Protesta di Firenze per la Palestina all'apertura del Festival del Maggio

(foto gonews.it)
Presidio di Firenze per la Palestina questo pomeriggio davanti al Teatro del Maggio contro la prima dell'opera "The Death of Klinghoffer", con la regia di Luca Guadagnino, che apre l'88esimo Festival del Maggio musicale fiorentino. L'opera è ispirata all'omicidio del cittadino Usa di origine ebraica Leonardo Klinghoffer nell'attacco alla nave da crociera Achille Lauro nel Mediterraneo da parte di terroristi del Fronte di Liberazione della Palestina nel 1985. In un volantino è riportato: "L'opera che state per vedere riguarda un episodio del 1985. L'evento è senza dubbio da condannare, ma chiediamoci come mai si sia scelto oggi in pieno genocidio di mettere in scena questo lavoro. Ci pare evidente l'intento di presentare la resistenza palestinese sotto l'aspetto terroristico". Fuori dal teatro i ProPal hanno allestito un presidio con bandiere e striscioni. I promotori nei giorni scorsi avevano spiegato che la contestazione nasce dal fatto che l'opera "in questo momento si inserisce in una situazione in cui c'è una lettura particolare del dramma e della crisi palestinese" evidenziando che inizi con due cori "quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei" e "quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato".
Il consigliere Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune in seguito alla conferenza stampa sulla protesta, aveva affermato: "Condividiamo le preoccupazioni espresse nel comunicato, legate al contesto in cui si è scelto di mettere in scena l’opera. Al tempo stesso, riteniamo che la cultura abbia una sua libertà e che il problema non sia di per sé il contenuto artistico, ma una politica che prova a sparire dalla società e il contesto in cui viene messo in scena. È la politica istituzionale – locale, nazionale, europea – che dovrebbe dare risposte nette sui massacri in corso, sul rispetto del diritto internazionale, sulle responsabilità storiche e presenti. L’arte non può supplire a questa assenza, né va caricata di ciò che la politica rifiuta di fare. Ricordando che l’opera, anni fa, è stata contestata per ragioni opposte (perché avrebbe giustificato la resistenza palestinese) auspichiamo che intorno alla messa in scena dell’opera si apra un confronto pubblico in Palazzo Vecchio, coinvolgendo chi ne dà letture diverse: un’occasione per fare ciò che chiediamo da sempre, ovvero discutere apertamente di Palestina, colonialismo e diritto internazionale nel luogo della democrazia cittadina. Contro ogni ambiguità di fronte ai crimini di chi detiene il potere".