Aggressione sul bus a Firenze: un'autista in ospedale

Ancora violenza sui mezzi pubblici a Firenze. Questa mattina, sulla linea 37 in zona Galluzzo, una giovane autista è stata aggredita da una passeggera al termine di un acceso diverbio avvenuto a bordo del bus. La conducente, completamente estranea alla discussione iniziale, è stata colpita da numerosi sputi e minacciata con un tentativo di aggressione fisica, finendo poi in ospedale a causa di un attacco di panico.
Secondo quanto emerso, la donna responsabile dell’aggressione si era resa protagonista poco prima di una lunga lite con un altro passeggero. La situazione è rapidamente degenerata, coinvolgendo l’autista, presa di mira senza alcuna responsabilità.
A seguito dell’episodio, le organizzazioni sindacali FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI e FAISA-CISAL hanno inviato una comunicazione formale alla sindaca di Firenze Sara Funaro, alla società Autolinee Toscane e alla Prefettura chiedendo l’immediata applicazione delle misure previste dal Protocollo per il miglioramento della sicurezza del trasporto pubblico locale fiorentino, sottoscritto il 2 dicembre 2025.
Nel documento le sigle esprimono “vicinanza e solidarietà” alla lavoratrice coinvolta e sollecitano la convocazione urgente di un tavolo di confronto congiunto, già richiesto nelle scorse settimane. I sindacati insistono sulla necessità di attuare integralmente quanto previsto dal protocollo, sottolineando come episodi di questo tipo non possano più essere considerati isolati.
“La tensione a bordo dei mezzi è crescente – spiegano i sindacati – e le condizioni di lavoro del personale sono sempre più difficili. Non è accettabile che svolgere il proprio servizio esponga a rischi di aggressione. È indispensabile intervenire con azioni concrete – evidenziano – perché il contesto cittadino appare sempre più complesso e rende difficile garantire la regolarità del servizio. Il clima a bordo dei mezzi è spesso teso e le condizioni di lavoro del personale peggiorano di giorno in giorno. Svolgere il proprio lavoro non può diventare motivo di aggressione”.