Tir contro ambulanza, familiari della vittima: "Revocare patente al camionista". Respinta istanza

È stata rigettata l'istanza al procuratore di Arezzo affinché impugni la sentenza nei confronti del camionista di 55 anni di Cuneo che lo scorso 4 agosto ha travolto un'ambulanza in A1, causando la morte dell'autista Gianni Trappolini, della volontaria 22enne Giulia Santoni e del paziente 75enne Franco Lovari. La richiesta di impugnazione era stata avanzata ieri dai familiari delle vittime, che avevano giudicato insufficiente la condanna stabilita lo scorso 10 aprile, quando il gup di Arezzo aveva accolto il patteggiamento a cinque anni di reclusione, disponendo la sospensione della patente per tre anni.
Secondo i parenti, una condotta di guida come quella emersa dalle indagini avrebbe richiesto la revoca della patente, ritenuta dai legali la "misura minima" per tutelare la sicurezza collettiva, e scongiurare che ciò possa ripetersi nel futuro. Per loro, la decisione del gup è stata "profondamente ingiusta e giuridicamente errata".
Secondo quanto emerso dalla perizia tecnica, il camionista al momento dell'impatto stava utilizzando il cellulare per guardare video e pubblicare contenuti sui social, invece di prestare attenzione alla strada. Un comportamento definito dal consulente tecnico della Procura come "criminogeno".
Nonostante questi elementi, il gup ha confermato il patteggiamento, applicando cinque anni di reclusione e la sospensione della patente per tre anni. La richiesta di revoca del documento, dunque, non è stata accolta. Il pm, pur riconoscendo la straordinaria gravità della vicenda, spiega che l'eventuale impugnazione sarebbe stata possibile "esclusivamente per violazione di legge", mentre la scelta tra sospensione e revoca rientra nella discrezionalità del giudice.
Resta l'amarezza dei familiari delle vittime, che ieri hanno anche manifestato davanti al tribunale di Arezzo. Al sit-in erano presenti la madre di Giulia Santoni, la moglie di Gianni Trappolini e la figlia di Franco Lovari, che hanno denunciato la scarsa informazione sulla vicenda giudiziaria, appresa inizialmente solo attraverso i social e i media.