Anziano muore in ospedale a Empoli, la famiglia denuncia: "Spariti due anelli"

Si era sentito male ed era stato ricoverato nell'ospedale di Empoli dove poche ore dopo è morto, probabilmente a causa di un arresto cardiaco. La famiglia denuncia però che sarebbero scomparsi due anelli, le fedi nuziali, che l'uomo "non aveva mai tolto in tutta la vita"
Il signor Donato Spallone, 86 anni, ex carabiniere, aveva lavorato per anni come custode a Palazzo Pitti a Firenze, arrivando poi a ricoprire il ruolo di capo servizio dei custodi alla Villa Medicea di Cerreto Guidi. Residente nella zona di Santa Maria, era molto conosciuto in città. Secondo quanto ricostruito dai familiari, l’uomo si era sentito male nel pomeriggio del 25 aprile nella sua abitazione ed era stato trasportato al pronto soccorso, inizialmente cosciente e in contatto con i parenti. Nella notte, però, le condizioni si sono aggravate fino al decesso, avvenuto nelle prime ore del mattino, probabilmente per un evento cardiaco.
Su raccomandazione della moglie, i due figli sono andati a raccogliere gli oggetti personali del padre tra cui, appunto, due anelli: si trattava della fede nuziale in oro giallo, risalente al matrimonio del 1968, e di un anello di fidanzamento in oro bianco con pietra, datato 1964. I due orologi che l’uomo portava abitualmente ai polsi erano ancora presenti, ma gli anelli erano scomparsi.
Immediata la richiesta di chiarimenti al personale sanitario presente in pronto soccorso. L’ipotesi iniziale era che gli oggetti fossero stati rimossi e custoditi tra gli effetti personali del paziente, insieme ad alcune chiavi. Ma, secondo quanto riferito dalla famiglia, non sono mai stati ritrovati.
Lunedì mattina, al momento dell’apertura degli uffici, è stata formalizzata la denuncia presso il commissariato di polizia di Empoli. Nel frattempo, nel pomeriggio dello stesso giorno, si sono svolti i funerali nella chiesa di Santa Maria.
La famiglia considera il gesto grave, non tanto per il valore economico quanto per quello affettivo: "Non li aveva mai tolti - raccontano i familiari - Non è solo una questione materiale: è un gesto che ferisce la dignità di una persona e di una famiglia, in un momento già devastante”.
Da qui anche un appello: "Chiunque sia responsabile o abbia informazioni utili potrebbe ancora rimediare, restituendo gli anelli anche in forma anonima, magari lasciandoli all’interno dell’ospedale o facendoli recapitare in altro modo".