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Sanità, Tomasi: "Conti fuori controllo". Monni risponde: "Il Governo sottofinanzia"

Da una parte il capogruppo del centrodestra si lancia contro i conti della sanità. L'assessora replica e punta il dito sul Governo

“I conti sanitari del primo trimestre 2026 sono allarmanti. Il buco della sanità, che negli ultimi cinque anni ammonta a un miliardo di euro, supera già quota 165 milioni”.

È il dato certificato dal conto economico del sistema sanitario regionale al primo trimestre 2026, reso noto dal Portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi.

“Il presidente Giani evidentemente non ha avuto ancora modo di leggerlo – sottolinea Tomasi – altrimenti non si spiegano i toni trionfalistici per il via libera arrivato da Roma al bilancio sanitario 2025. Bilancio – incalza il portavoce – chiuso usando i soldi del trasporto pubblico locale e, soprattutto,  quelli presi direttamente dalle tasche dei cittadini con l’aumento dell’Irpef: una manovra che Giani aveva presentato come provvisoria e che invece è diventata una tassa di scopo. Bilancio 2025 – continua Tomasi – bocciato in prima battuta dal Ministero della sanità. C’è poco da essere soddisfatti e il presidente farebbe bene, invece di continuare con questa narrazione fantasiosa, ad arrestare un’emorragia che porterà al collasso del sistema sanitario in Toscana. Siamo già ad un buco di 165milioni di euro – 165.978.082 per l’esattezza – per i primi tre mesi dell’anno. A marzo ho analizzato i tanti sprechi fuori controllo della sanità regionale, dai fitti passivi alle mancate alienazioni, e quello che sostiene Giani, che il buco sia dato dai maggiori servizi, è pura demagogia. I dati ci dicono, al contrario, che i servizi non sono aumentati e che se sul 2026 non si inizierà a mettere a posto i conti, si perderanno proprio i servizi perché il buco sarà insanabile. La grande soddisfazione dichiarata dal presidente è pura fantascienza”.

L’assessora Monni: “Gli incrementi previsti dal Governo coprono a malapena l’aumento dei costi obbligati”

“Il consigliere regionale Tomasi fa un po' di confusione e rischia di dare numeri a caso”. Così replica l’assessora al diritto alla salute della Toscana, Monia Monni, al portavoce dell’opposizione in consiglio regionale, che oggi ha lanciato l’allarme sui conti della toscana.

“Il conto economico del primo trimestre - spiega Monni - non consente di prevedere il risultato finale di esercizio, anche perché in questa fase mancano ancora voci fondamentali di entrata, a partire dal riparto del Fondo sanitario nazionale indistinto che il Governo non ha ancora definito”.

“Certo – aggiunge l’assessora -  io sono la prima ad essere preoccupata, ma per i mancati finanziamenti. Sono settimane che sostengo pubblicamente quanto sia grave la condizione economica della sanità pubblica italiana.  La Toscana sta reggendo, ma dentro un quadro nazionale sempre più difficile”.

Monni rappresenta alcuni numeri. “La quota di Fondo sanitario destinata alla Toscana supera oggi gli 8 miliardi di euro – racconta - , ma gli incrementi previsti dal Governo coprono a malapena l’aumento dei costi obbligati come i rinnovi contrattuali del personale sanitario e sociosanitario, l’inflazione, l’aumento dei costi energetici (peraltro a causa di una situazione geopolitica non estranea alle responsabilità del Governo), l’attivazione delle case della comunità e della sanità territoriale prevista dal Pnrr, oltre alle nuove terapie farmacologiche innovative che hanno costi molto elevati ma rappresentano una speranza concreta di vita e cura per tante persone”.

Per l’assessora insomma “mentre le Regioni cercano di salvaguardare il sistema pubblico, il Governo continua a sottofinanziare la sanità nazionale”. “E quando si definanzia la sanità pubblica, - sottolinea - il rischio è semplice: aumentano le disuguaglianze e si spinge sempre più persone verso il privato”.

“Credo – conclude Monni - che il principale partito di governo dovrebbe occuparsi di questo, non di diffondere dati parziali che servono solo a piegare la realtà alla propria narrazione. Noi invece continuiamo a difendere un’idea precisa di sanità: pubblica, universale e accessibile a tutte e tutti. Una sanità che non lascia sole le persone più fragili. Ce la faremo, ma certamente non grazie alle politiche del governo Meloni”.

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