Famiglia uccisa dal monossido a Firenze, per la perizia la caldaia fu montata male

Eseguita la perizia sulla caldaia in incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta sulla famiglia che morì a causa di esalazioni di monossido di carbonio nel dicembre 2024 in una villetta a San Felice a Ema, Firenze. Da quanto emerso è escluso "che la caldaia, nelle condizioni in cui si trovava, potesse funzionare regolarmente in condizioni di sicurezza". Il 19 dicembre di due anni fa persero la vita Matteo Racheli 49 anni, suo figlio di 11 anni e la compagna Margarida Alcione 46 anni. Unica sopravvissuta la figlia della coppia, che oggi ha 8 anni. La perizia sarà discussa il prossimo 20 maggio. Iscritti nel registro degli indagati, con l'accusa di cooperazione in omicidio colposo, due imprenditori e un tecnico, rispettivamente titolari e un dipendente di due imprese diverse, una che installò la caldaia tra 2019 e 2020 e l'altra che ne certificò l'idoneità nel 2022 in occasione dei controlli periodici.
Secondo la perizia "il generatore termico non presentava particolari difetti" di funzionamento "ma è stato accertato un grave difetto di installazione" e i controlli periodici "successivi sono stati eseguiti con negligenza, omettendo di rilevare l'errore palese". Tra le criticità il collocamento della caldaia in un locale privo di "apertura di areazione posta a un altezza non superiore a 30 centimetri" che ha "costituito il fattore determinante per la propagazione del gas tossico" e la "macroscopica inversione dei tubi di scarico" che, come evidenziato ancora nella perizia, costituisce "una palese violazione delle prescrizioni del costruttore e delle norme di sicurezza elementari". Secondo la relazione la tragedia "sarebbe stata scongiurata se i tecnici manutentori avessero operato con la dovuta perizia e diligenza professionale". Per rilevare "l'anomalia dell'inversione dei tubi" sarebbe bastato anche "un corretto esame visivo".