Il tempo 'sospeso': come la depressione 'scollega' le emozioni dall'orologio interno
Per chi soffre di depressione, le ore sembrano spesso non passare mai. È un fenomeno noto ai clinici come "dilatazione temporale depressiva", una sensazione soggettiva di rallentamento del flusso del tempo. Tuttavia, nonostante le testimonianze dei pazienti, la scienza ha faticato finora a trovare prove univoche e meccanismi biologici certi.
Lo studio dal titolo "Emotional Blunting and Time Estimation in Depression" pubblicato su «Biological Psychiatry Global Open Science» dal team di ricerca in bioingegneria dell'Università di Pisa e in psicologia dell'Università di Padova ha correlato la percezione soggettiva del tempo e degli stati d’animo a meccanismi neurali legati alle dinamiche corporee, in particolare all’attività cerebrale e cardiaca.
«Diverse ricerche documentano che l'elaborazione temporale è spesso alterata nei disturbi dell’umore - spiega Vincenzo Catrambone, ricercatore in bioingegneria all’Università di Pisa - ma, nonostante ciò, i meccanismi neurofisiologici alla base della percezione del tempo rimangono poco compresi. Il nostro studio correla l’attività del cosiddetto “asse cuore-cervello”, ricavato da analisi di elettroencefalogramma ed elettrocardiogramma, con gli stati emotivi soggettivi e con la percezione temporale, anch’essa soggettiva».
La ricerca - condotta su 120 studenti universitari (60 partecipanti con sintomi depressivi e 60 soggetti sani facenti parte del gruppo di controllo) - getta luce su questo mistero, rivelando come la mente depressa elabori il tempo in modo radicalmente diverso. I ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale dei partecipanti tramite elettroencefalogramma (EEG) ad alta densità mentre venivano sottoposti a un compito specifico chiedendo loro di stimare la durata di un intervallo di tempo trascorso dopo la visione di video dal contenuto emotivo neutro o triste e poi e poi combinando elettroencefalogramma ed elettrocardiogramma (ECG). Al termine del video compariva sullo schermo un segnale visivo, dopo un certo lasso di tempo veniva chiesto alla persona di stimare la durata intercorsa tra il segnale visivo e il momento presente.
I dati emersi segnano una linea di demarcazione netta tra i soggetti sani e quelli con sintomi depressivi. Nei soggetti sani le emozioni funzionano da "modulatore", mentre la visione di video tristi altera la percezione del tempo come se si trovassero in un corto circuito emotivo. In questi individui, è emersa una correlazione significativa tra la percezione temporale e le onde beta del cervello, segno che il processo è diventato più puramente cognitivo o "meccanico", perdendo quella flessibilità emotiva tipica di chi sta bene e, quindi, che emozioni non influenzano più la stima del tempo.
«I nostri risultati - afferma Gaetano Valenza, docente di bioingegneria all’Università di Pisa - indicano che, mentre gli individui sani tendono a sottostimare la durata di uno stimolo visivo negativo, quelli con sintomi depressivi non mostrano differenze nella stima. Questo a supporto della teoria che uno stato di depressione compromette il legame funzionale tra percezione emotiva e percezione del tempo. Nelle due diverse tipologie di soggetti, inoltre, la stima retrospettiva della durata dello stimolo era significativamente correlata con attività cerebrali differenti, a riprova dell’attivazione di aree neurologiche diverse in soggetti sani e depressi. Ci aspettiamo anche una diversa attivazione dell’asse cervello-cuore, suggerendo che le dinamiche neuronali corporee modellano la percezione temporale che risulta disfunzionale nei soggetti depressi».
«Se la percezione del tempo fosse un aspetto intimamente e inestricabilmente connesso all’esperienza depressiva - conclude Claudio Gentili, docente di psicologia clinica all’Università di Padova - potremmo pensare di agire direttamente su di essa così come, in psicoterapia, già facciamo con i pensieri negativi o la riduzione della voglia di fare. Per esempio, potremmo aiutare i pazienti a rivalutare la durata e l’esperienza soggettiva del tempo che passa. Alcuni nostri dati preliminari suggeriscono che, se facciamo concentrare un soggetto sul tempo che passa e gli permettiamo di modificare la velocità di un compito computerizzato ovvero l’esperienza soggettiva del fluire del tempo, i sintomi di stress e depressione si riducono».
I risultati suggeriscono che i processi cognitivi legati alla depressione agiscono come un'interferenza, capace di interrompere il normale dialogo tra stato emotivo e percezione del mondo esterno. Comprendere come il cervello "sincronizza" le emozioni con il tempo è un passo avanti cruciale per definire meglio i sintomi della depressione e, in futuro, per sviluppare terapie più mirate a ripristinare il corretto ritmo della vita quotidiana dei pazienti.
Link alla ricerca: 10.1016/j.bpsgos.2025.100626
Titolo: “Emotional Blunting and Time Estimation in Depression” - «Biological Psychiatry Global Open Science» - 2026
Autori: Francesca Mura, Vincenzo Catrambone, Gaetano Valenza, Virginie Van Wassenhove, Giovanna Mioni e Claudio Gentili
Fonte: Università di Pisa