Ci sono storie che meritano di essere raccontate, o meglio, che meritano di essere lette, rilette, tramandate di generazione in generazione. Quella di Giorgio Perlasca, per esempio, è una storia che tutti e tutte dovrebbero conoscere, perché di oblio ne ha già avuto troppo. Per fortuna ci ha pensato il giornalista Enrico Deaglio a parlarci di un vero e proprio eroe, con un libro edito da Feltrinelli quasi trent'anni fa ma ancora vivo e contemporaneo, 'La banalità del bene'.
Perlasca è un ex fascista che, dopo essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò, si è trovato in Ungheria durante la Seconda Guerra Mondiale. Si è finto un ambasciatore spagnolo - aveva contatti con gli iberici per aver combattuto nella guerra di Spagna - e così facendo è riuscito a salvare dai campi di sterminio tantissime famiglie ebree a Budapest. Un gesto immenso, che però non ha avuto subito l'eco che avrebbe meritato.
La bellezza del libro di Deaglio - un volumetto invecchiato bene nonostante il tempo - sta nel raccontare non solo l'umanità delle azioni di Perlasca, ma anche nel narrare come la vicenda sia venuta fuori quasi quarant'anni dopo, mentre Perlasca in Italia era un normalissimo sconosciuto. In un mondo come quello odierno in cui ogni giorno si fatica a trovare buone notizie, leggere o rileggere la storia di un grande uomo come Perlasca può far solo del bene.
Titolo: La banalità del bene: storia di Giorgio Perlasca
Autore: Enrico Deaglio
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 1991
Pagine: 136
Prezzo di copertina: 10 euro
