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La Regione scrive il primo programma sulle dipendenze: tre incontri sul territorio

La sussidarietà. Il valore aggiunto che arriva dalla rete di associazioni, cooperative, terzo settore, volontari e famiglie. Il ruolo centrale del pubblico, che non si limiti però ad affidare servizi ma coprogetti e coprogrammi. Prevenzione, cura, presa in carico, accompagnamento e inclusione sociale: tutto insieme.

Per affrontare il fenomeno delle dipendenze la Regione vuole costruire un patto con i cittadini. “Un patto che dice con chiarezza che una comunità è più forte quando si prende cura delle persone più fragili, quando costruisce percorsi che restituiscono autonomia e dignità, quando non lascia nessuno indietro” riassume l’assessora alla sanità e alle politiche sociali della Toscana, Monia Monni.

Per scrivere il programma per il prossimo triennio  (quello dal 2026 al 2028) e mettere a punto azioni concrete e risorse, la Regione ha così deciso di ascoltare e confrontarsi con i territori. Lo farà in tre incontri di area vasta: il primo c’è già stato a Firenze, il secondo e terzo (27 maggio e 17 giugno) si svolgeranno a Siena e a Livorno e sarà un modo per raccogliere istanze, rilevare criticità che stanno emergendo e fissare priorità in modo condiviso. Un percorso che richiede tempo  e disponibilità a innovare, sperimentare e mettere a valore le esperienze migliori, agendo in modo multidisciplinare e integrato, guardando alle specificità di ogni realtà ma evitando una frammentazione degli interventi.

“Si tratta di un passaggio importante, perché ci chiama a definire come vogliamo affrontare fenomeni che stanno cambiando rapidamente e che incidono in profondità sulla vita delle persone e delle comunità” spiega l’assessora Monni. “Questo percorso – evidenzia - tiene insieme una dimensione tecnica e una dimensione politica, nel senso più concreto del termine: organizzare le risposte pubbliche, orientare le risorse, costruire un sistema capace di accompagnare le persone nei momenti di maggiore fragilità”.

Il mondo di oggi non è più quello di ieri:  accanto alle dipendenze legate all’uso di sostanze (vecchie e nuove) sono cresciute le dipendenze comportamentali, il gioco di azzardo, le forme di isolamento legate all’uso delle tecnologie.

Per la Regione la dipendenza va riconosciuta per ciò che è: una condizione complessa che riguarda la salute della persona nella sua interezza, che incide sulla libertà, modifica i comportamenti e riduce la capacità di autodeterminazione. “Parlare di dipendenze – si sofferma Monni - significa parlare anche di relazioni, di contesto sociale, di educazione, di opportunità. Per questo serve un approccio integrato, capace di tenere insieme sanità, sociale ed educazione, e di costruire percorsi continui, non frammentati, che accompagnano davvero le persone”.

E’ questa la bussola che la giunta regionale ha scelto per scrivere il programma per i prossimi tre anni. Il lavoro non parte da zero.

“La Toscana ha una tradizione forte su questi temi e può contare su un sistema sanitario e sociale capace di prendersi carico delle persone – ricorda Monni -. La forza del nostro territorio sta anche nella rete diffusa di associazioni, cooperative, enti del terzo settore, volontari e famiglie che ogni giorno opera accanto ai servizi pubblici, che spesso intercetta le situazioni prima ancora che arrivino ai servizi e che rappresenta una presenza fondamentale. Questo patrimonio, pubblico e privato, va rafforzato e aggiornato, rendendolo sempre più capace di leggere i cambiamenti in atto”. Come? “Coprogrammando e coprogettando insieme” risponde l’assessora, rafforzando anche “la prevenzione a scuola, nei luoghi di aggregazione e nelle comunità”.

Fonte: Regione Toscana

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