Sono trascorsi 33 anni dalla strage di via dei Georgofili, a Firenze. E secondo ricerche Irpet commissionate dalla Regione Toscana il 33% degli studenti toscani ad oggi non sa cosa accadde la notte tra il 26 ed il 27 maggio 1993. Un dato che sottolinea l’importanza della memoria e della cultura della legalità e che evidenzia l’urgenza di coinvolgere sempre più le scuole e le giovani generazioni nel contrasto alla criminalità organizzata, partendo da conoscenza e consapevolezza. “Oggi al teatro della Compagnia di Firenze abbiamo runito oltre 400 ragazzi da scuole di tutta la Toscana - ha spiegato il presidente della Regione Eugenio Giani- per ricordare con loro quello che è accaduto, fare il punto sui progetti per la legalità da loro realizzati e aiutarli a riflettere, insieme anche al presidente Pietro Grasso, e su quanto sia necessario contrastare l’azione subdola di una criminalità organizzata che trova mille modi infiltrarsi, e che purtroppo tocca anche la nostra regione”.
Il convegno “Unaezeroquattro. Il ricordo della strage di Via dei Georgofili 33 anni dopo”, si è configuato come una lunga mattinata di riflessione che ha visto tra i protagonisti Pietro Grasso, già presidente del Senato, procuratore nazionale antimafia nonché giudice a latere nel maxiprocesso a Cosa Nostra, e presidente della Fondazione Scintille di Futuro, oltre a Daniela Chironi, ricercatrice di Scienza politica presso la Scuola Normale di Pisa e Daniele Gabbrielli, vicepresidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di via dei Georgofili.
L’evento – che fa parte di un ampio calendario di attività organizzato dalla Regione per commemorare l’attentato terroristico -mafioso del 1993 insieme all’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili’ e la Fondazione Sistema Toscana, con la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale, del Comune di Firenze e del Comune di San Casciano in Val di Pesa – ha offerto anche l’occasione al presidente per condividere ricordi personali delle ore della strage: “La notte tra il 26 ed il 27 maggio del 1993 fui tra i primi ad essere avvisato di quello che stava succedendo e fu uno choc. Ero assessore alla mobilità a Firenze ed appartenevo ad una nuova generazione che si stava affacciando sulla scena politica. Ero sveglio perché mi ero recato a comprare il quotidiano del giorno successivo alla prima edicola che veniva rifornita ed alle 1.04 sentii il boato e poi fui avvisato dai vigili urbani. Mi recai sul posto dove il fiorino carico di tritolo era esploso ed avevano perso la vita la famiglia Nencioni, che conoscevo personalmente, e lo studente Dario Capolicchio. Una perdita terribile, e poi 100 feriti ed un colpo enorme inferto alla città, un ammonimento drammatico contro lo Stato ed i suoi servitori. Un danno che avrebbe potuto essere ancora maggiore se il fiorino fosse stato parcheggiato pochi metri prima, dove la via era più stretta, come sembra fosse stato ordinato. La mafia aveva colpito per dare un segnale nella città di Vigna, di Chelazzi, di magistrati di grandissimo rigore che poi riuscirono ad arrivare fino quasi ai mandanti di quello che era successo”.
“Ormai sappiamo – ha concluso Giani -che l’infiltrazione mafiosa e della criminalità organizzata è su tutto il territorio, tocca tutte le regioni ed è estesa sia a livello nazionale che internazionale. Davanti ad un tale avversario il contrasto deve essere più duro, più efficace e tra i giovani non basta la Memoria, ma serve una cultura della legalità attiva. Per questo ho affidato alla mia vicepresidente Mia Diop il compito di lavorare perché tutti i beni confiscati dalla mafia con rapidità si trasformino in centri sociali, di attività didattica, in centri vitali, per seguire la grande intuizione di Falcone secondo la quale era necessario colpire il patrimonio della mafia e riportarlo ad un'attività di interesse pubblico generale. E’ sempre più necessario creare memoria, creare cultura, creare mobilitazione attiva e farlo con le nuove generazioni come protagoniste”.
E proprio la vicepresidente della Regione Toscana ed assessora alla cultura della legalità Mia Diop ricorda che “come Regione Toscana quest'anno abbiamo chiesto ad Irpet di fare dei sondaggi tra le studentesse e gli studenti toscani per capire la loro concezione della criminalità organizzata e delle sue infiltrazioni e porre le basi per la costruzione e maggiore diffusione di una vera cultura alla legalità. Da queste analisi, purtroppo, è emerso che solo il 33% degli studenti e delle studentesse sono a conoscenza della strage di via dei Gergofili. Questo dato deve essere uno stimolo in più a diffondere conoscenza e consapevolezza, perché la memoria è un tassello fondamentale per rafforzare gli anticorpi di noi toscani contro le infiltrazioni. Essere qui oggi con così tanti giovani è fondamentale: la Toscana purtroppo non è immune dalla presenza della criminalità organizzata e occorre che chi ha visto e vissuto eventi tragici come quelli del 1993 trasmetta il testimone della lotta alla mafia anche ai più giovani, perchè possano portarla avanti”.
L’iniziativa è proseguita con la presentazione dei lavori prodotti dagli studenti delle scuole partecipanti al bando '25/'26 di promozione della legalità della Regione Toscana, contenuti di vario genere tra cui canzoni, rap, testi di poesia e prosa. E’ stato inoltre proiettata una video-intervista a Michele Soavi, regista della fiction sulla cattura di Matteo Messina Denaro.
Fonte: Regione Toscana - ufficio stampa
