A trent’anni dall’alluvione del 19 giugno 1996 l’Alta Versilia conserva la memoria di quei giorni terribili e ripercorre gli anni della rinascita nel libro La fiducia nel fango scritto dalla giornalista Elisabetta Lo Iacono e Paolo Fontanelli, allora assessore regionale alla Protezione Civile, presentato a Firenze venerdì 5 giugno a palazzo Strozzi Sacrati dagli autori, con l’intervento del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, Vannino Chiti, nel 1995 presidente della Regione e Andrea Tagliasacchi, sindaco di Castelnuovo Garfagnana e presidente del Parco delle Apuane.
Fu l’inizio di una delle peggiori alluvioni che abbia mai colpito la Toscana dopo l'alluvione di Firenze del 1966, con un tragico bilancio che contò la morte di quattordici persone, la completa distruzione del paese di Cardoso, alle falde del Monte Forato e danni ingentissimi a Pontestazzemese, centro comunale, nella zona bassa di Ruosina lungo la Via di Marina e a Fornovolasco, per ricordare solo i principali centri coinvolti.
“È importante fermare le cose con la forza della parola scritta su carta – afferma il presidente Giani - perché sono testimonianze che dal senso comune si trasformano in documentazione che resta. L’esperienza raccontata in queste pagine è motivo d'orgoglio per la Regione Toscana. Erano tempi molto diversi nei quali c’era la possibilità di sperimentare un nuovo ruolo delle istituzioni locali sul territorio e sicuramente nella storia della protezione civile l’intervento della Regione Toscana ha segnato un’epoca”.
“Negli anni successivi – continua Giani - abbiamo vissuto altri momenti nei quali proprio l'esperienza positiva sperimentata in Versilia con l’intervento di protezione civile e poi nelle fasi di aiuto, sostegno e nella ricostruzione hanno rappresentato una lezione che è durata nel tempo”.
Fiducia nel fango, come riportano i capitoli del libro, racconta fatti, luoghi, stati d’animo, ricordi, testimonianze che vengono dalla memoria e guardano ad un presente dove il cambiamento climatico è un dato di fatto riconosciuto e la prevenzione un’attività necessaria e indispensabile che entra a far parte dell’agenda politica come elemento qualificante del programma di ogni governo e amministrazione.
“L’alluvione in Versilia del 1996 - ricorda Vannino Chiti - fu uno dei primi eventi a testimoniare gli effetti del cambiamento climatico che si è verificato in Italia. In un lasso di tempo di 6-7 ore piovve più che a Firenze durante l'alluvione. Ricordo ancora il sindaco di Vergemoli che in quei giorni telefonava al padre, che viveva a tre chilometri di distanza dai luoghi del disastro, preoccupato che il genitore, anziano, potesse trovarsi in difficoltà. Il padre invece pensava che lui lo prendesse in giro, perché li splendeva il sole. L’alto numero di vittime fu in parte determinato proprio dalla non conoscenza di questi fenomeni, allora nuovi".
“La gestione di quell’emergenza – puntualizza Paolo Fontanelli – portò alla nascita di un metodo, che poi fu chiamato Modello Versilia, che puntava al coinvolgimento di tutti basato sulla partecipazione, la trasparenza e il rapporto quotidiano con l'ufficio del commissario sotto il profilo politico come negli aspetti operativi e tecnici. Il confronto fu costante e coinvolse non solo con Comuni, i sindaci e gli Enti pubblici, ma anche i comitati dei cittadini e le aziende. C'erano singoli cittadini che venivano all'Ufficio a Pietrasanta ed entravano in ufficio a chiedere informazioni, ci furono assemblee, la popolazione fu coinvolta in ogni modo”.
“Ero una cronista ai suoi esordi – spiega Elisabetta Lo Iacono - e dal punto di vista personale e professionale è stata un'esperienza molto significativa perché mi ha fatto capire il valore del giornalismo come servizio. In momenti del genere è molto facile cogliere e strumentalizzare una scintilla di contestazione, perché gli animi erano veramente esacerbati. C'era tanta paura, tanta preoccupazione e a un giornalista basta veramente poco, in quella situazione, per cogliere ed evidenziare gli aspetti polemici della vicenda”.
“Ho scelto invece – continua Lo Iacono - di mettermi alla prova e capire come il giornalismo abbia un ruolo importante per cercare di coniugare verità e propositività senza nascondere niente. Questo comportò una scrupolosissima verifica dei fatti e delle fonti che andò oltre l’ordinario, proprio per cercare di dare voce a tutti, alle persone, ai comitati e raccontare quello che veniva fatto dalle istituzioni con un senso di responsabilità che mise alla prova anche noi giornalisti”.
Fonte: Regione Toscana - ufficio stampa
