Maxi truffa finanziaria da 5,8 milioni di euro: condannato consulente aretino

Scoperta una presunta maxi truffa finanziaria ai danni di 35 risparmiatori tra Arezzo e il Valdarno. L'operazione, denominata 'Risparmio Tardito', frutto di un'indagine dei finanzieri del Comando Provinciale di Arezzo coordinata dalla Procura della Repubblica, era partita circa due anni fa dalla Compagnia di San Giovanni Valdarno a seguito delle denunce di alcuni clienti. L'inchiesta ha permesso di ricostruire un sistema fraudolento che si sarebbe protratto dal 2012 al 2024 da un consulente finanziario operante nella provincia di Arezzo che avrebbe gestito complessivamente oltre 9,3 milioni di euro di risparmi dei propri clienti, causando perdite stimate in circa 5,8 milioni. L'uomo è stato condannato dal GIP del Tribunale di Arezzo per truffa aggravata, e radiato dall'albo dei consulenti finanziari.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il consulente avrebbe guadagnato negli anni la fiducia dei propri risparmiatori, alcuni dei quali persone fragili e anziane, convincendoli clienti ad affidargli i propri risparmi prospettando investimenti sicuri e interessi annui fissi al 5%. In diversi casi, i clienti avrebbero affidato risparmi di una vita per centinaia di migliaia di euro e, talvolta, superiori al milione. I capitali sarebbero stati invece destinati a strumenti finanziari ad alto rischio e non adeguati ai profili dei clienti.
In alcuni casi, il consulente avrebbe inoltre simulato operazioni di investimento mai effettuate, trasferendo somme all'estero, in particolare in Svizzera, per poi farne perdere le tracce. Secondo quanto accertato, gran parte delle somme sarebbe stata investita in titoli denominati in valuta estera ad alta volatilità, il cui crollo nel tempo avrebbe contribuito a perdite fino all'80% del capitale investito.
Per occultare la reale situazione e mantenere la fiducia degli investitori, avrebbe falsificato documenti e firme, inclusi i questionari MiFID obbligatori per la profilazione del rischio dei clienti, oltre a mandati di investimento e documentazione bancaria relativa all'apertura di conti non autorizzati.
Ai risparmiatori sarebbero stati periodicamente consegnati prospetti informativi falsificati, che rappresentavano una situazione economica in realtà ben diversa da quella reale. In diversi casi, inoltre, somme restituite come presunti rendimenti sarebbero state in realtà capitali precedentemente versati dagli stessi clienti.